Continua l’avanzata poderosa nelle preferenze dei consumatori delle bollicine nostrane rispetto a quelle d’oltralpe. Si prevedeva, a causa della chiusura dei locali, una flessione nei consumi, che si è manifestata irrilevante per le bollicine Made in Italy, appena il 2%, attestandosi alla cifra considerevole di 39 milioni di bottiglie, mentre un tracollo ha subito il consumo dello Champagne che ha visto una riduzione del 39% (secondo i dati Ovse-Ceves, Osservatorio Vini Spumanti Effervescenti).

Non si è voluto rinunciare a quelle bollicine che donano sempre momenti di allegria e spensieratezza, sicuramente per esorcizzare l’abbandono di un anno carico di problemi e tensioni, auspicando che il brindisi augurante scacci e allontani le preoccupazioni e introduca il ritorno alla normalità.

La preferenza per il prodotto nazionale non va letto come un ritorno all’autarchia, ma come un riconoscimento ad un movimento che ha con lavoro certosino e paziente, conquistato alle bollicine bianche e rosè, il valore di un prodotto di alta qualità.

Negli ultimi anni difatti l’Italia ha sviluppato una grande varietà di produzioni che hanno reso protagoniste le cultivar autocnone, un grande lavoro svolto sui territori, che ha visto recuperare alla coltivazione di vigneti zone vocate ma di cui non si erano ancora sfruttate a dovere le immense potenzialità.

Anche e soprattutto la viticoltura della Sicilia ha compiuto questo cammino, sfoggiando oggi spumanti di alta qualità grazie allo sforzo, all’intuizione e alla passione di molti viticoltori, dai marchi delle famiglie storiche, alle piccole cantine.

Vigneti sule pendici dell’Etna

Che siano le pendici dell’Etna, i terreni vocati degli Iblei o le colline Trapanesi e Agrigentine, oggi i luoghi di produzione degli spumanti siciliani si stanno imponendo come altamente vocati, dove si producono bollicine che si stanno imponendo sui mercati internazionali su fasce medio-alte.

Un movimento e un “fermento” che oggi vede protagoniste quasi tutte le cantine siciliane che hanno in catalogo almeno un’etichetta di spumanti e di frizzanti, piazzando così la Sicilia ai primi posti. Molti di questi spumanti sono metodo classico, ma sono tante le etichette con metodo Martinotti o Charmat, con rifermentazione in autoclave, metodo a cui le varietà siciliane autoctone sono particolarmente adatte.

Verrebbe da dire “ne sono passate bollicine in cantina dall’Ottocento, quando il barone Spitaleri sperimentò il primo spumante della Sicilia fatto con uve Pinot nero coltivato nelle pendici dell’Etna”. Oggi i terreni fertili del più grande vulcano d’Europa hanno acquisito un’importante tradizione nel campo delle bollicine, supportati dalle peculiarità della viticoltura di montagna in terreni vulcanici. Una punta avanzata di un movimento siciliano, che passo dopo passo, con la pazienza che caratterizza i nostri vignaioli, sta conquistando credibilità e soprattutto il favore e il gusto dei consumatori.