Il settore degli affitti brevi in Sicilia tira un sospiro di sollievo ma la vicenda apre interrogativi tutt’altro che chiusi.
Con la sentenza del 4 maggio 2026, il TAR Sicilia ha cancellato dodici disposizioni del decreto assessoriale n. 2104/2025, segnando una battuta d’arresto significativa per il tentativo della Regione di regolamentare in modo più stringente il comparto extralberghiero.
Una decisione accolta con entusiasmo da ASE Sicilia, che rappresenta oltre 120 operatori, e dalla Federazione FARE, protagonista del ricorso. Ma dietro la vittoria legale si intravede uno scontro più profondo: quello tra regolamentazione e libertà d’impresa.
Affitti brevi, norme “troppo rigide” o necessarie?
Il TAR ha bocciato una serie di obblighi ritenuti “irragionevoli” e sproporzionati – 12, per l’esattezza. Tra questi: materassi ignifughi obbligatori, personale con conoscenza dell’inglese, televisori di dimensioni minime, limiti stringenti sui posti letto e perfino l’obbligo del defibrillatore per tutte le strutture.
Secondo i giudici, si trattava di requisiti più adatti a strutture di fascia medio-alta, non a un settore – quello degli affitti brevi e dei B&B – che vive proprio sulla varietà dell’offerta. Un principio che richiama direttamente lo spirito della Legge Regionale Sicilia 6/2025, nata per garantire un turismo “differenziato”.
La sentenza non arriva isolata. È il secondo colpo al decreto 2104/2025, già ridimensionato nei mesi scorsi dopo il confronto tra istituzioni e operatori. Un segnale chiaro: il modello normativo adottato dalla Regione non ha convinto né il settore né i giudici. E ora? La palla torna all’Assessorato al Turismo, chiamato a riscrivere, ancora una volta, le regole del gioco.
Per gli host siciliani, è senza dubbio una vittoria. Per il sistema turistico regionale, invece, la questione è più complessa: in una Sicilia sempre più protagonista del turismo internazionale, come crescere senza perdere qualità?





