Mani fatte di esperienza, duro lavoro, passione e amore per un territorio ricco di risorse vitivinicole come quello siciliano sono state le protagoniste di una cena indimenticabile; le stesse che hanno impreziosito i deliziosi piatti presenti su di un’elegante tavola, accompagnati da una verve poetica d’eccezione firmata Pucci Giuffrida.
Nella splendida location de “Il Sale” (Via Santa Filomena 10, Catania), nel cuore del centro storico di Catania, da novembre è andato in scena MeCook, un’iniziativa composta da un ciclo di appuntamenti che vuole essere un mood o meglio un’occasione unica per sperimentare sapori, ascoltare storie e degustare grandi etichette.
Si tratta di un format nato per sperimentare e vivere il vino in modo diverso, leggerlo in chiave antropologica dove i produttori vitivinicoli siciliani, i veri protagonisti della serata, in veste di chef si cimentano nella creazioni di piatti da accompagnare alle loro etichette. Un vero laboratorio del gusto dunque, dedicato alla scoperta delle eccellenze gastronomiche e vitivinicole locali in perfetta combinazione con l’arte gastronomica e l’arte teatrale, presentato con grande maestria dalla giornalista e sommelier Valeria Lopis e Massimiliano Lauricella patron de “Il Sale”, ideatori di questo singolare progetto.
Tra i produttori coinvolti non poteva mancare uno degli artisti del mondo vitivinicolo siciliano Pucci Giuffrida, patron di Al-Cantàra Winery sita in contrada Feudo Sant’Anastasia a Randazzo (CT), nella bassa propaggine a nord dell’Etna che confina col fiume Alcantara, cantina che si distingue per la bontà dei suoi vini e per il suo modo di raccontare il vino attraverso l’arte. Il nome “Al-Cantàra”, che in arabo significa “ponte”, vuole sottolineare il legame con la terra siciliana ed è simbolo dell’innovativa combinazione tra vino, arte e poesia che costituisce il marchio distintivo dell’azienda.
I suoi vini diventano delle vere opere d’arte, di poesia e di teatro, non solo per le grandi emozioni che suscitano nel gustarli, ma anche perchè i nomi con cui vengono designati sono tutti estratti da opere e poesie dialettali dei grandi scrittori e commediografi siciliani, impreziositi poi da etichette disegnate, prendendo spunto dal nome, da artisti anch’essi isolani.
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Grazie anche alla professionalità dell’enologo, Salvo Rizzuto e al supportato di strumentazioni di nuova generazione (come la pressa soffice ad azoto, che riduce l’ossidazione del mosto e di conseguenza i solfiti da aggiungere), l’azienda è riuscita a contraddistinguersi con la produzione di grandi vini, la cui qualità è quindi riconosciuta in competizioni internazionali durante anche degustazioni alla cieca.
Una marcia in più possiede Al-Cantàra: un piccolo museo nei locali antichi aziendali in pietra e volte, 400 piccole opere d’arte dal fior fiore degli artisti moderni. A cominciare da speciali etichette dei vini, da installazioni, quadri, documentazione di poesie, e tanto altro che può esprimere l’artista, oltre ad una serie di strumenti ed attrezzi agricoli d’epoca.
Da qui nasce lo slogan della sua azienda, di cui Giuffrida si fa promotore: “i vini di Al-Cantàra sono poesie da bere, raccontano storie di vita e ricordi. Ebbene sì, il vino è poesia, arte, ricerca, studio soprattutto amore e passione per la propria terra e il proprio lavoro”.
Con la sua naturalezza, maestria interpretativa e vasta cultura Giuffrida è riuscito a coinvolgere il pubblico presente con la presentazione di piatti dai profumi inconfondibili della tradizione siciliana presenti nei ricettari della nonna e della mamma, raccontati attraverso i cari ricordi d’infanzia che ama sempre condividere con gli altri, tra storie e occhi carichi di emozioni.

Ma non solo piatti e ricordi infatti, ad accompagnare queste prelibatezze sono state due nuove etichette ,presentate in anteprima, destinate a un pubblico di collezionisti e cultori di annate dell’Etna nord, progettate e acquerellate a mano dall’artista Annachiara Di Pietro, che per Al-Cantàra cura da qualche anno l’immagine dei suoi prodotti.
Si tratta rispettivamente del rosso Pensaci, Giacuminu!, da uve di nerello mascalese 2018, il vitigno autoctono dell’Etna che, prima di essere imbottigliato in 1400 esemplari, riposa in tonneaux di castagno dell’Etna. Un procedimento, questo, che asseconda la voglia di sperimentazione e innovazione del produttore, Giuffrida, affiancato dall’enologo Salvo Rizzuto per testare le proprietà della stagionatura in piccole botti di castagno, essenza naturalmente ricca di tannino, che oggi vengono prodotte soltanto a Marsala con legname proveniente dai boschi cedui dell’Etna. Straordinaria anche la seconda nuova etichetta dal nome “Raiju di Bellicza“, un Etna Bianco Doc da uve carricante della vendemmia 2021.

Le proposte della serata si sono così rivelate un’escalation di stupore, su di uno sfondo teatrale di grande coinvolgimento poetico senza eguali, a partire da un antipasto di carciofi rivestiti con pastella all’uovo croccante, un piatto carico di ricordi ed emozioni che come ci ha anticipato Giuffrida realizzava sempre la sua nonna. In abbinamento “Re Befè”, spumante extra brut Etna Doc metodo classico prodotto da nerello mascalese, in bottiglia sui lieviti per 36 mesi e 6 mesi dopo la sboccatura; un vino spumante dal perlage persistente e avvolgente, con una vibrante freschezza e sapidità percepita nel lungo sorso finale. Come ci racconta Pucci Giuffrida, il nome di questo spumante Re Befè è in omaggio a sua nonna Pippina ed sua zia Maria che, quando era bambino, gli recitavano questa bellissima filastrocca. La filastrocca è fra le più antiche e simpatiche, che spesso varia secondo le zone geografiche: Re Befè, Re Bufè e Re Bafè.

Un crescendo di sapori che ha trovato la massima espressione con gli spaghetti quadrati con il nero di seppia, una ricetta della mamma descritta minuziosamente in ogni passaggio abbinata a “Raiju di Bellicza”, Etna Bianco Doc da uve carricante della vendemmia 2021. Uve dalla naturale longevità che ne fanno un vino destinato all’affinamento in bottiglia da sei a otto anni, dal sorso elegante ed animato da una vibrante freschezza e delicata sapidità, capace di sostenere la struttura e la persistenza gustativa del nero di seppia. Il nome rievoca un verso della raccolta di poesie inedite del siciliano Antonio Veneziano, del quale Giuffrida, vigneron appassionato di letteratura e teatro, è venuto in possesso alcuni anni fa partecipando a un’asta. “Un manoscritto del tardo ‘500 – spiega Giuffrida – che avevo acquistato, incuriosito da questa curiosa e sconosciuta antologia di poesie di autori siciliani”.

La serata è proseguita con un piatto tipico siciliano il tonno con la cipollata impreziosito dal tocco originale di Massimiliano. Il tonno è stato servito leggermente scottato, adagiato su un letto di cipolla con accanto una glassa di olio e cipolla ridotta e salsa teriyaki giapponese che insieme contribuiscono a dare maggiore vivacità al piatto. Fiocchi di sale affumicato e petali di fiori colorati arricchiscono l’opera. In abbinamento un rosso di nerello mascalese in purezza annata 2018 dedicato a Luigi Pirandello, “ Pensaci, Giacuminu!”. Al gusto è avvolgente, con una solida struttura e una trama tannica che guida il lungo sorso senza incombere sulla morbidezza e il sapore delicato del tonno.

A deliziare la serata sono state poi piccole frittelle di ricotta, ricetta della nonna, morbide e dal perfetto equilibrio gustativo degustate con il passito “Lu Disìu” da Nerello Mascalese, provinene da un appassimento in pianta, da 24 mesi in barriques e 12 mesi in bottiglia così da risultare intenso, rotondo, ben equilibrato tra dotazione alcolica, freschezza e sapidità accarezza delicatamente il palato in un assaggio di grande struttura in perfetta combinazione con il dolce in abbinamento.
Una sorpresa è stata la grappa, caratterizzata da un elegante profumo fresco e floreale, dove spiccano note di viola e sambuco, lasciando successivamente spazio anche a sentori di nocciola e da un’armonica persistenza gustativa sorprendente, ultima aggiunta al ricco e variegato catalogo di Al-Cantàra, un omaggio a uno dei componimenti più noti della poesia giullaresca italiana, “Rosa fresca aulentissima” del siciliano Ciullo d’Alcamo, in assaggio con gustose e fresche fette di mango. Un abbinamento davvero singolare.
Gli ambienti raffinati de Il Sale, la maestria e lo spirito di coinvolgere i presenti dell’imprenditore Pucci congiuntamente a un’organizzazione curata in ogni minimo particolare, hanno assicurato la perfetta riuscita della cena che sicuramente non rimarrà l’unica nel suo genere.





