Non è un’annata facile per i limoni siciliani sui mercati nazionali ed internazionali. Si scontano diverse criticità: dai costi fuori controllo a causa del rincaro energetico, dalle condizioni climatiche eccessivamente miti che hanno creato problemi di approvvigionamento dalle campagne, ai costi dei trasporti che hanno risentito del caro carburanti.
Il riferimento è al limone biologico certificato, fortemente apprezzato dai mercati europei del Nord Europa che negli ultimi anni ha conquistato importanti fette di mercato e se si tiene conto che il valore dell’export siciliano per quanto concerne i limoni per l’annata 2021 ha fatto registrare 59 milioni di euro di volumi d’affari. Un prodotto che si è avvantaggiato dell’attività di promozione e di comunicazione rispetto alle qualità organolettiche di primissima qualità. I consumatori italiani ed europei oramai percepiscono il limone siciliano come un prodotto naturale dalla forte valenza salutistica, sinonimo di qualità e sicurezza alimentare.
Nonostante queste premesse in questa fase contingente della stagione di commercializzazione dei limoni, la vendita stenta a decollare e si registra un deficit di domanda da parte dei mercati tradizionalmente sbocchi del consumo del limone siciliano.
Per capire meglio queste dinamiche di mercato abbiamo sentito Antonio Fricano presidente di Bia, consorzio agricolo tra produttori di ortofrutta biologica nato nel 2011 e che oggi conta 11 aziende associate. Tra queste c’è Apo Sicilia, realtà siciliana guidata dallo stesso Fricano e specializzata nella produzione agrumicola con 400 Ha coltivati a Limoni.
Presidente Fricano quali sono i prezzi di realizzo sui mercati nazionali ed europei del limone siciliano in questa fase post-festività?
Non è una stagione facile e lineare per i limoni siciliani, anche se è presto per stilare un bilancio. Si registra una domanda attiva in termini di volumi un dato che attesta che i livelli di consumo sono appena al di sotto delle attese e aspettative. Si certifica un prezzo medio di realizzo sulla GDO (Grossa Distribuzione Organizzata) di 1,00 €/kg sui mercati nazionali ed 1,20 €/kg nei mercati europei con una remunerazione di 0,50/0,60 €/kg al produttore.
Quale sono le ragioni delle fibrillazioni sul mercato della richiesta del limone siciliano, in questa fase della stagione di commercializzazione?
Va riconosciuto che storicamente il periodo che fa seguito alle festività natalizie e di inizio anno è contraddistinto da un calo fisiologico della domanda che quest’anno risulta più accentuato dalla perdita di potere d’acquisto delle famiglie. L’inflazione all’11,6 %, a doppia cifra che non si registrava in Italia da circa 40 anni e al 9,6% nell’area Euro, sta facendo sentire i suoi effetti sui livelli di consumo di un prodotto di media-alta fascia come il limone biologico siciliano. Il consumatore, come riflesso condizionato, si difende dall’erosione della sua capacità di spesa, diminuendo i consumi. Ma confidiamo che le misure di contrasto all’inflazione e il superamento di questa fase contingente ci consegni un incremento dei consumi nei prossimi mesi.

I produttori come vivono questa fase d’incertezza ?
Gli operatori si trovano in difficoltà per i costi colturali quasi raddoppiati a causa degli aumenti dell’acqua, dell’energia, dei concimi, dei fertilizzanti, e anche per l’aumento del costo della manodopera che ad oggi si attesta dagli 80 euro ai 100 euro al giorno/per lavoratore. Ma non perdono la fiducia per un superamento di questa fase di criticità, tenuto conto che negli ultimi 3 lustri si è registrata una netta ripresa del mercato dei limoni in Sicilia che ha portato una ventata di ottimismo e al rinnovo di molti impianti limonicoli.
Ad oggi cosa rappresenta la coltura del limone per l’economia agricola dell’Isola ?
La Sicilia ad oggi rappresenta circa l’87% della produzione nazionale di limoni interessando vasti territorio della regione: la costa tirrenica palermitana con epicentro la Piana di Bagheria, parte della costa tirrenica messinese intorno a Capo d’Orlando e quella jonica nei pressi di Roccalumera per finire alla piana di Acireale e quella siracusana dal capoluogo aretuseo fino ad Avola e Noto. Anche se si registra un declino delle produzioni associato al “mal secco”, patologia nociva alla coltura del limone, accogliamo con soddisfazione la dotazione economica sancita dalla legge di bilancio approvata dal Parlamento lo scorso 29 dicembre, di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024 e 2025, per un totale di 9 milioni di euro dove vengono finanziate le attività di ricerca finalizzate al contenimento della diffusione del ‘mal secco’, specificatamente alle produzioni Igp.
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Classifichiamo di seguito le produzioni di qualità del limone siciliano:
I TRE CONSORZI DI TUTELA IGP IN SICILIA
In questi anni i Distretti Produttivi che vantano anche l’acquisizione del marchio di origine europeo della Indicazione Geografica Protetta, l’ IGP hanno svolto un ruolo importante nella promozione dell’agrume e ben 3 dei 7 consorzi operanti in Italia sono siciliani: il Consorzio del Limone di Siracusa IGP, il più grande in Europa che conta oltre 150 produttori, oltre 30 confezionatori in rappresentanza delle più importanti realtà dell’ortofrutta siciliana, circa 40 aziende che trasformano il prodotto, 1450 ettari di produzione che rappresentano il 32 per cento di quella nazionale, il consorzio che opera sul versante, quello del Messinese jonico dove si coltiva il Limone Interdonato con un areale di produzione di circa 330 ettari, di cui circa 80 di superficie certificata Igp e 70 dedicati al biologico con una resa in prodotto fresco è compresa tra 80-130 chili per pianta e infine il Limone dell’Etna con circa 2.500 – 3.000 ettari di coltivazione in un’area compresa fra le province di Catania e Messina con una netta prevalenza della cultivar ‘Femminello zagara bianca’ (70%) in prevalenza, seguita dalla cultivar ‘Monachello’ (30%).
IL LIMONE VERDELLO DELLA CONCA D’ORO
La produzione di Limone Verdello è l’elemento caratterizzante del distretto limonicolo che dalla Conca d’Oro, passando per la Piana di Bagheria attraversa i limoneti di Campofelice di Roccella e Lascari per arrivare a Cefalù. Un territorio che ha una connotazione storica legata alla produzione di limoni e collega idealmente Palermo e Cefalù i centri maggiori del percorso arabo-normanno riconosciuto Patrimonio Unesco nel 2015.





