Al centro Antonio Fricano, Presidente di Bia

Anche l’annata 2023/24 non si sta rivelando facile per i limoni siciliani sui mercati nazionali ed internazionali. Dopo anni di crescita, entusiasmo e ottimismo da parte dei produttori e della filiera di distribuzione, si è aperto un ciclo calante negli ultimi due anni.

Questo a fronte di un vasto consumo tenendo conto che i limoni almeno per i consumi interni vengono acquistati da oltre il 69% delle famiglie italiane (dati GfK Consumer Panel). Guardando ai canali distributivi, ipermercati e discount si riscontrano acquisto di limoni stabili negli ultimi due anni, mentre i supermercati – che sono il canale più grande con quasi 12 milioni di famiglie – sono in leggera contrazione.

Per capire meglio questi processi ciclici abbiamo intervistato Antonio Fricano presidente di Bia, consorzio agricolo tra produttori di ortofrutta biologica nato nel 2011 e che oggi conta 11 aziende associate. Tra queste c’è Apo Sicilia, realtà siciliana guidata dallo stesso Fricano e specializzata nella produzione agrumicola con 400 Ha coltivati a Limoni.

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Sembra che sia in atto un’inversione di ciclo storico relativo alla commercializzazione del limone in Sicilia, quali sono le dinamiche?

Negli ultimi 15 anni, a far data dal 2007 il consumo di limoni ha registrato un trend di crescita costante, grazie alla versatilità degli usi e alle caratteristiche salutari che ne determinano l’aumento della domanda, in corrispondenza del periodo della pandemia. Da un paio di stagioni agrumicole si è registrata un’inversione di tendenza, come per la maggior parte dei prodotti ortofrutticoli, in corrispondenza con l’elevata inflazione degli ultimi anni che ha aumentato i costi di produzione e di distribuzione lungo tutta la filiera a cui è corrisposto anche un calo generalizzato dei consumi in ambito nazionale ed europeo. Il maggior costo sostenuto dai consumatori per l’acquisto di frutta e verdura ha provocato una riduzione dei consumi in quantità, a fronte di un aumento della spesa complessiva. Per i limoni, in particolare, si assiste ad una riduzione del loro uso in cucina, sostituiti dai succhi pronti, nel settore horeca (ristoranti, mense, etc. etc.), e da altri ingredienti (zenzero, lime, etc. etc.) nell’uso familiare. A fronte di un minor consumo, nell’ultimo decennio, sono stati piantati in Italia diversi milioni di alberi di limone. Ed inoltre, per la campagna 2023/2024 la Spagna, primo produttore europeo di limoni, ha previsto un aumento del raccolto superiore.

In che misura hanno inciso le mutate condizioni climatiche nei processi produttivi?

L’avverso andamento climatico dello scorso anno ha inciso sui volumi produttivi e sulla qualità del limone. La siccità prima, e il forte caldo dopo, hanno creato diversi problemi che i produttori hanno dovuto affrontare e superare. I punti più critici hanno riguardato l’accrescimento, la maturazione e la colorazione dei frutti. Purtroppo è mancata anche la pioggia e il freddo per troppo tempo e questo ha penalizzato la tempistica e la commercializzazione. A questo bisogna aggiungere l’aumento dei costi che non permettono di avere una corretta remunerazione.

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Qual è l’andamento dei prezzi della stagione limonicola in corso?

Per il limone siciliano, i mercati, sia italiani che esteri, hanno un andamento abbastanza lento. I prezzi sono, infatti, molto più bassi dell’anno scorso e, considerando la maggiore spesa per la produzione, ciò si traduce in un indice di crescita negativo. La stagione del primo fiore è partita a settembre ottobre con prezzi interessanti intorno a € 0,70-0,80 al Kg per poi contrarsi. In questa fase centrale della stagione il prezzo per il prodotto di buona qualità si aggira intorno a 0,30 €/kg. Mentre il prezzo industriale registra una contrazione continua, con una quotazione attuale di circa 0,20 €/kg. Una situazione insostenibile.

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