Gaetano Bucaro

Con la riduzione del 90% del fatturato, il settore della birra artigianale sicuramente è stato il comparto maggiormente danneggiato dalle restrizioni anti-covid 19. La chiusura del settore horeca, nella prima fase del lockdown in primavera e quella della seconda ondata autunnale, ha falcidiato il mondo della birra indipendente  made in Italy, una filiera che conta oltre 900 microbirrifici artigianali nel Paese con una significativa presenza in Sicilia dove tra microbirrifici, Beer Firm e Brew pub si arriva quasi a 75 aziende.

Numeri che fanno della Sicilia una delle regioni più dinamiche nella crescita di imprenditori nel settore dei microbirrifici con una produzione sia diretta che indiretta. Tutto questo rischia di essere azzerato da una crisi imprevedibile e dai risvolti ignoti e che sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza di un tessuto produttivo che si era conquistato un posto al sole in questi anni, grazie al coraggio, alla passione e all’intraprendenza di tanti piccoli e medi imprenditori che hanno scommesso sulle potenzialità di un settore fortemente innovativo.

Oggi le speranze degli operatori sono riposte nell’emendamento approvato alla legge di Bilancio 2021 che prevede un fondo di 10 milioni di euro a sostegno delle filiere agricole.

Abbiamo sentito uno dei protagonisti della stagione felice della birra artigianale made in Sicily, almeno fino all’era pre-pandemia Gaetano Bucaro, titolare del birrificio Birra dei Vespri.

“Occorre ridare speranze, con iniziative concrete – dichiara Gaetano Bucaro – agli operatori fiaccati dalla crisi nera generata dalle  chiusure confermate di ristoranti, pub e bar durante tutte le festività di Natale e il blocco di fiere, eventi, sagre con le attività legate allo street food. la birra artigianale e agricola è entrata in una crisi nera. Il provvedimento inserito in Finanziaria costituirebbe un segnale importante, ma urgono provvedimenti strutturali come la definizione di un codice Ateco specifico che differenzi il mondo artigianale della birra dalle grandi multinazionali.

Ad oggi, esiste un unico codice Ateco – spiega Bucaro – sia per i piccoli produttori che per le grandi industrie. Con un codice Ateco differente per i piccoli birrifici indipendenti, invece, si potrebbero mettere in cantiere iniziative specifiche per il comparto, che necessita per la sua peculiarità interventi ad hoc”.

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