Si accende il dibattito in Sicilia dopo la presentazione di una proposta di legge nazionale che punta a vietare la macellazione dei cavalli a fini alimentari.
Il testo, sostenuto da istanze animaliste, mira a equiparare gli equini agli animali d’affezione, impedendone di fatto il consumo. Il provvedimento avrebbe un impatto particolarmente significativo in Sicilia orientale, dove la carne equina è ancora ampiamente diffusa. Nel capoluogo etneo, in particolare nella zona di Via Plebiscito, numerose attività commerciali sono specializzate nella preparazione e vendita di carne di cavallo alla brace.
Secondo i ristoratori, l’eventuale approvazione della norma comporterebbe gravi ripercussioni economiche su decine di imprese, tra macellerie, trattorie e fornitori. Gli operatori sottolineano come il consumo di carne equina rappresenti una tradizione consolidata e un elemento distintivo dell’offerta gastronomica locale, con ricadute anche sul turismo.
Di diverso avviso le associazioni animaliste, che chiedono una maggiore tutela per i cavalli e un superamento del loro utilizzo alimentare. Alcuni gruppi sollecitano inoltre controlli più stringenti lungo la filiera.
La proposta è attualmente all’esame politico. In attesa di sviluppi, il confronto resta aperto tra tutela animale, tradizione e salvaguardia del tessuto economico locale.





