Utilizzava scarti industriali tossici fra cui legno verniciato per la cottura dei prodotti da forno: l’intervento dei Carabinieri ha portato alla denuncia del titolare e all’accertamento di gravi violazioni igieniche e lavorative.
Una dettagliata operazione di controllo del territorio finalizzata alla tutela della salute pubblica ha portato alla luce una situazione di estrema gravità nella provincia trapanese. I Carabinieri della Compagnia di Castelvetrano hanno deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala un artigiano locale di 53 anni, con l’ipotesi di reato di commercio di sostanze alimentari nocive per l’uomo.
L’attività investigativa rientra in un più ampio e fitto piano di monitoraggio disposto dal Comando Provinciale per vigilare sulla filiera agroalimentare, un settore fondamentale per l’economia dell’isola, spesso esposto a pratiche illecite. La scoperta fortuita ha evitato che grandi quantitativi di pane potenzialmente tossico potessero finire sulle tavole dei consumatori della zona, tutelando così la salute dei cittadini e dei commercianti onesti che operano nel rispetto delle regole.
Il blitz notturno all’interno del laboratorio clandestino
L’intervento decisivo dei militari dell’Arma si è sviluppato nel cuore della notte. Entrando nella struttura situata nel perimetro urbano di Castelvetrano, i Carabinieri hanno sorpreso l’uomo in laboratorio mentre era in piena attività di produzione, circondato da impasti pronti per essere infornati in un forno acceso con legno verniciato.

Nel corso della prima identificazione e della contestuale richiesta dei documenti, è emerso immediatamente lo stato di totale illegalità amministrativa della struttura logistica. Il centro di produzione risultava, infatti, attivo pur in totale assenza della necessaria documentazione tecnica, sanitaria e autorizzativa obbligatoria per legge per l’esercizio dell’attività commerciale e per la manipolazione di sostanze alimentari destinate al pubblico.
Bancali di legno industriali per alimentare il forno
Il dettaglio più allarmante riscontrato dagli inquirenti riguarda, però, la natura del combustibile impiegato per la cottura dei prodotti alimentari. I militari hanno accertato che il forno industriale veniva alimentato utilizzando legna ricavata dallo smantellamento di bancali e pallet utilizzati comunemente nella grande distribuzione e nel comparto industriale per il trasporto delle merci.
Molti di questi supporti in legno si presentavano interamente verniciati o impregnati con solventi, colle e prodotti chimici altamente tossici, materiali di scarto assolutamente vietati dalle normative vigenti per la cottura di cibi destinati al consumo umano. La combustione del legno e di queste sostanze genera, infatti, fumi carichi di diossine e metalli pesanti che si depositano direttamente sulla superficie del pane in cottura, determinando un rischio concreto e immediato di avvelenamento e tossicità per gli acquirenti finali.
Il lavoro sommerso e il coinvolgimento di personale minorenne
Oltre alle pesantissime violazioni di natura penale e ambientale legate alla gestione dei fumi e della materia prima, gli accertamenti dei Carabinieri hanno fatto emergere un ulteriore e grave risvolto sul fronte della gestione del personale. All’interno del laboratorio era presente e attivamente impiegato nelle mansioni di panificazione un lavoratore minorenne, del tutto privo di un regolare contratto di lavoro subordinato e delle coperture assicurative previste dalla legge.
Di fronte a questo scenario di totale illegalità e sfruttamento del lavoro sommerso, i militari operanti hanno immediatamente allertato il personale specializzato del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Trapani e gli ispettori dell’Azienda Sanitaria Provinciale competenti per territorio. Le autorità sanitarie hanno avviato immediatamente accertamenti mirati per sanzionare le irregolarità contrattuali e per valutare le carenze strutturali della struttura.
Le indagini in corso e la tutela dei consumatori siciliani
Le verifiche da parte delle autorità competenti proseguono senza sosta per chiarire l’intera filiera commerciale legata al centro di produzione abusivo, cercando di ricostruire se il pane tossico presente in laboratorio fosse destinato esclusivamente alla vendita diretta o se rifornisse abusivamente mercati, supermercati o attività di ristorazione della zona della Valle del Belìce.
Il titolare rischia adesso pesantissime sanzioni pecuniarie amministrative e la reclusione per le violazioni penali connesse alla salute pubblica e alla sicurezza sui luoghi di lavoro. I Carabinieri hanno confermato che i controlli straordinari nel settore della produzione alimentare proseguiranno con la massima capillarità in tutta la provincia, con l’obiettivo prioritario di difendere i consumatori finali da frodi pericolose e tutelare l’immagine delle imprese sane del territorio.





