Un influencer entra in pizzeria, cena e alla fine si alza e va via. Senza passare dalla cassa, convinto, almeno secondo il racconto del titolare, che il conto fosse offerto semplicemente per il fatto di essere un volto conosciuto sui social.
È quanto raccontato da Lele Scandurra, pizzaiolo e titolare de L’Evoluzione Pizza , a Catania, in un reel pubblicato sui social nel quale ha voluto condividere un episodio avvenuto nel suo locale. Un racconto che parte da una cena e da un conto non pagato, ma finisce inevitabilmente per toccare un tema molto più ampio: il rapporto, non sempre semplice, tra ristoratori, influencer e quella “visibilità” che negli ultimi anni è diventata una vera e propria moneta di scambio.
La premessa è necessaria: quella raccontata nel video è la versione di Scandurra. Al momento non risulta una replica pubblica della persona coinvolta che permetta di conoscere anche l’altra versione dell’accaduto.
La cena e il conto non pagato
Secondo quanto riferito dal pizzaiolo, nel locale si sarebbe presentato un influencer che Scandurra conosceva già e che in passato era stato più volte suo cliente. Nulla, dunque, avrebbe lasciato immaginare ciò che sarebbe accaduto al termine della serata.
Dopo aver cenato, infatti, il cliente si sarebbe alzato e avrebbe lasciato il locale (non senza complimentarsi per la squisitezza della pizza) senza fermarsi alla cassa. Una scena che inizialmente avrebbe lasciato incredulo anche lo staff. Scandurra racconta di essersi scambiato uno sguardo con una collaboratrice, pensando che l’uomo sarebbe rientrato da un momento all’altro. Ma così non è stato.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato diverso dal semplice conto rimasto insoluto. Perché ciò che Scandurra contesta apertamente non è il fatto che un influencer possa essere invitato a cena o ricevere un trattamento di favore. È l’idea che quel trattamento possa essere dato per scontato.

Nel reel il pizzaiolo chiarisce infatti di non avere alcun pregiudizio nei confronti degli influencer. Al contrario, racconta di avere avuto nel tempo rapporti e collaborazioni con diversi creator e di conoscere perfettamente le dinamiche della promozione sui social.
Un influencer, spiega in sostanza Scandurra, può prenotare un tavolo, sedersi e cenare come qualsiasi altro cliente. Può decidere di trascorrere una serata tranquilla senza pubblicare un video, una storia o una recensione. E il ristoratore, a sua volta, può scegliere liberamente di offrirgli qualcosa, applicargli uno sconto o persino decidere di non fargli pagare la cena. Deve essere, appunto, una scelta.
Diverso è il caso di una collaborazione concordata. Se un locale invita un creator in cambio di contenuti, recensioni o promozione sui social, le condizioni possono essere stabilite prima: la cena può essere offerta, può esserci uno sconto oppure possono essere previste altre forme di collaborazione. È una dinamica ormai consolidata nel settore della ristorazione e, più in generale, nel marketing digitale.
Il problema nasce quando quell’accordo non c’è
Ed è questo il punto sul quale Scandurra concentra maggiormente la propria critica: non tanto sull’influencer marketing, quanto sulla presunzione che il numero di follower possa trasformarsi automaticamente in un credito da spendere al momento del conto.
La vicenda, al di là del singolo episodio, riporta così alla luce una questione che periodicamente torna a far discutere ristoratori e creator. Quanto vale davvero la visibilità?
Un video pubblicato da un profilo seguito da migliaia di persone può certamente generare pubblicità per un’attività. Può portare nuovi clienti, far conoscere un prodotto e, in alcuni casi, produrre un ritorno economico superiore al valore di una cena. Sarebbe quindi sbagliato liquidare ogni collaborazione tra locali e influencer come la semplice ricerca di un pasto gratuito. Allo stesso tempo, però, la visibilità ha un valore soltanto quando entrambe le parti riconoscono quello scambio.
Un ristoratore non può pretendere che un creator realizzi gratuitamente un video soltanto perché gli ha offerto una pizza. Allo stesso modo, un influencer non dovrebbe considerare automaticamente i propri follower come una carta di credito da mostrare al posto del portafoglio.
È una questione di accordi, prima ancora che di numeri
E sarebbe altrettanto sbagliato utilizzare un episodio del genere per mettere sotto accusa un’intera categoria. Molti creator pagano regolarmente ciò che consumano, altri dichiarano preventivamente le collaborazioni e altri ancora visitano ristoranti e locali senza chiedere alcun trattamento particolare. Lo stesso Scandurra, nel suo racconto, sottolinea di aver lavorato in passato con diversi influencer senza problemi. Proprio per questo la vicenda raccontata dal pizzaiolo catanese diventa interessante se letta al di là dei protagonisti.
Perché il punto non è stabilire se sia giusto o sbagliato offrire una cena a un influencer. Un ristoratore è libero di farlo e può persino considerarlo un investimento pubblicitario conveniente. Così come un creator è libero di proporre una collaborazione mettendo sul tavolo numeri, pubblico e capacità di comunicazione.
Il confine è un altro: nessuno dei due può decidere unilateralmente il valore del lavoro dell’altro.





