Villa Costanza (Palermo)

Preoccupazione mista a rabbia e impotenza, questi sono prevalentemente i sentimenti dei ristoratori siciliani rispetto al DPCM del governo nazionale che ha sancito la chiusura delle attività ristorative sull’ intero territorio nazionale già alle ore 18, a partire da lunedi 26 ottobre sino al prossimo 24 novembre.

Un provvedimento più restrittivo rispetto all’ordinanza emessa appena qualche giorno prima da parte del presidente della Regione Nello Musumeci, che aveva decretato la chiusura di bar e ristoranti e pizzerie alle ore 23. Un’amara sorpresa che spiazza gli operatori che in questi mesi avevano investito pur di adeguarsi alle disposizioni anti-Covid, che pur riducendo i posti disponibili, hanno consentito alle imprese della ristorazione di rimanere aperti e provvedere alla copertura dei costi. Un tessuto di piccole imprese che dal lockdown del marzo scorso, protrattosi per circa 3 mesi, aveva subito un duro colpo che molto spesso ne ha messo a repentaglio la sopravvivenza.

Siamo stati in giro per i locali prima della chiusura e abbiamo raccolto lo sfogo degli imprenditori: Marco Durastanti di “Villa Costanza”, Tamara Carone ed Ezio Fontana di “Canopia”, Giuseppe Urso e Francesco Carollo “dell’ Antica Focacceria” di Bagheria, Giuseppe Cusimano della pizzeria “Mudù”, Filippo Ventimiglia di “Quattro Venti” e Saverio Borgia di “Bioesserì”.

Il timore e la preoccupazione dei titolari è rivolta prevalentemente ai dipendenti che sebbene saranno messi in cassa integrazione, vedranno ridotte le loro entrate che incasseranno, in ogni caso, fra qualche mese. Questo sacrificio chiesto al settore, tornerà utile alla salvaguardia della salute pubblica e alla tenuta del sistema sanitario ? Dubbio o certezza, sarà l’evoluzione o l’involuzione della mappa dei contagi a rilevarlo. Da stasera e quantomeno per un mese è certo che agli italiani sarà negata la possibilità di frequentare bar, ristoranti e pizzerie per il consumo al tavolo.

Quanti lavoravano solamente la sera chiuderanno o si limiteranno a potenziare il delivery e la consegna a domicilio e poche saranno le attività, strutturate già a fornire colazione e pranzi, che proveranno a resistere.