La produzione nel Belice di mozzarelle di bufale che per sapore e gusto non hanno niente da invidiare a quelle campane è una storia a lieto fine.
Siamo a Poggioreale uno dei comuni del Valle del Belice, di cui in questi giorno ricorre il 54° anniversario del terremoto che sconvolse questo lembo della Sicilia occidentale a cavallo tra le provincie di Trapani, Agrigento e Palermo.
Infatti dopo tanti tentativi ed errori, a riuscire nell’impresa è stato l’ex primo cittadino del comune trapanese, Lorenzo Pagliaroli, 42 anni, già sindaco di Poggioreale dal 2013 al 2018. Una storia di allevatore e mastro casaro iniziata appena concluso il mandato, quando Pagliaroli acquistò le prime 18 bufale.
I primi tentativi da mastro casaro nella produzione delle mozzarelle non furono esaltanti ma con il tempo, l’esperienza e la caparbietà, oggi la qualità del prodotto è di ottimo livello. I risultati ottenuti hanno contribuito ad ampliare il numero delle bufale, che oggi, nell’unico allevamento presente nella provincia di Trapani assommano a 70 capi che vengono allevate allo stato semi-brado.
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Quantitativi di tutto rispetto per un prodotto di fascia alta che ogni settimana registra 200 chili di mozzarelle prodotte ma anche formaggi e ricotta.
A fare la differenza è l’alimentazione delle bufale che si compone solamente di fieno, cereali, erba, mangimi senza l’utilizzo d’ insilato di mais. Pagliaroli fa valere le sue qualificazioni professionali conseguite negli studi universitari compiuti a Pisa dove si laurea in “Scienze tecnologiche delle produzioni animali” dove tra l’altro conosce e poi sposa la collega di origine sarda Simona Chessa, che lo sostiene e lo collabora grazie anche alla condivisione di una passione comune per la zootecnia.
“Per questi bovini è stato come un ritorno alle origini – racconta Pagliaroli – perché fonti storiche raccontano che a portarli in Italia sono stati gli arabi sbarcati in Sicilia. Non per nulla la razza si chiama bufala mediterranea italiana”.
Quella di Lorenzo Pagliaroli e della moglie Simona è una storia a lieto fine, ma non tutto è andato sempre per il verso giusto. Addirittura quando nel 2016 iniziarono la loro avventura imprenditoriale, acquistando un gregge di 200 pecore, queste vennero rubate. Un evento che avrebbe stroncato le velleità e l’entusiasmo di molti, ma non di Lorenzo e Simona che con tenacia, determinazione, caparbietà e tanto amore per questa terra siciliana, con tante criticità ma anche tante potenzialità, oggi non hanno desistito rilanciando la loro azione e vincendo la loro scommessa.





