Abbiamo organizzato una visita alla scoperta del ristorante SushiWay a Bagheria (PA), dove abbiamo incontrato il proprietario Paolo Bonanno che ci ha raccontato la sua storia e la sua passione per la cucina.
Un percorso che lo ha portato prima ad aprire una scuola di cucina e poi, dopo un corso di sushi con maestri giapponesi, a dedicarsi completamente alla cucina del paese del Sol Levante.

Abbiamo voluto iniziare la nostra degustazione con il Ramen, un piatto tipico giapponese a base di noodles in brodo, diffusosi solo di recente in Sicilia ed attualmente in voga tra i giovani amanti della cucina orientale. Paolo ci ha spiegato la preparazione del brodo dashi, l’elemento base del ramen, da lui preparata con katsuobushi (scaglie di tonno essiccato) e alga kombu, a questo vengono poi aggiunti zenzero, aglio, salsa di soia e funghi shiitake, responsabili del suo gusto ricco e complesso.
Durante l’assaggio del Ramen, siamo rimasti colpiti dal sapore “umami” del brodo, simile al glutammato ma con una nota di fungo e sottobosco, inoltre abbiamo apprezzato molto anche i noodles di grano saraceno, che Paolo a volte sostituisce con quelli di frumento, l’uovo marinato e il gambero in tempura. In sostanza, un piatto che ci ha permesso un’esperienza particolarmente interessante.

Dopo il Ramen abbiamo assaggiato il Poké, un piatto hawaiano a base di riso, pesce crudo, verdure e salse, e poi ovviamente il sushi, la preparazione giapponese più famosa al mondo. Entrambi i piatti sono preparati con ingredienti di alta qualità, come ci ha sottolineato Paolo e come abbiamo potuto verificare noi stessi. Il poké, composto da riso per sushi, salmone, avocado, edamame, wakame e funghi shiitake, conditi con una salsa agropiccante e teriyaki, è assimilabile ad una sorta di sushi “scomposto”, un’alternativa pratica e sicuramente più sana e gustosa al cibo di massa dei soliti fast food.

Il momento clou della nostra visita al SushiWay è stato pero’ quello della presentazione dell’Omacasé, un piatto di sushi misto che in giapponese significa “fai tu, mi fido”. Questo piatto ci ha permesso di assaporare un’ampia varietà di sushi, tra cui nigiri, uramaki e gunkan, con diversi tipi di pesce, come il Gambero Rosso di Mazara e i ricci locali, ma anche il tartufo siciliano.

In controtendenza, abbiamo proseguito e quindi concluso la nostra esperienza culinaria con il Sunomono, un antipasto giapponese a base di alghe wakame, cetrioli e polpo. Gli ingredienti principali erano conditi con aceto di riso, zucchero e sale, una miscela chiamata “sushi su”, utilizzata anche per aromatizzare il riso del sushi.
In questo assaggio ci siamo dovuti complimentati con Paolo per la tenerezza del polpo, ottenuta grazie a una particolare tecnica di cottura che prevede di lasciarlo raffreddare lentamente nella sua acqua di cottura. Vi ricordiamo che la cucina giapponese non è composta di piatti con pesce crudo, ma anche di diverse preparazioni cotte, il Ramen è uno di queste, seguito da tante altre.
Nel corso della conversazione con Paolo è emersa una critica verso i sempre più numerosi ristoranti “giapponesi” di facciata, ma che in effetti sono gestiti da cinesi, essi infatti, oltre ad offrire la solita cucina cinese, per il sushi utilizzano spesso ingredienti di bassa qualità con poche garanzie di salubrità, soprattutto in quelli che propongono la formula “all you can eat” a prezzi competitivi.
Paolo ci ha ribadito l’importanza di utilizzare prodotti freschi e di stagione, possibilmente locali, con particolare attenzione nella sua cucina “fusion”, insomma una sorta di alta cucina del sushi che comprende il rispetto delle materie prime, della loro lavorazione e quindi anche del cliente e del personale di sala e di cucina. Attenzioni, queste, che non si possono conciliare con i prezzi più bassi degli “all you can eat”, tuttavia il menu di SushiWay non è per niente costoso, anzi, il rapporto qualità/prezzo è particolarmente elevato consentendo, con una spesa a persona di poco superiore ai già citati, di usufruire di un sushi preparato a regola d’arte, condito con un ottimo servizio e ospitato in un piacevole ambiente, un sushi di livello internazionale come quello che potremmo trovare in una grande capitale europea.





