La nuova agricoltura a marca Farm to Fork, Dalla terra alla tavola, non può prescindere da una seria rivalutazione della coltivazione e del consumo dei legumi.

E proprio in questo contesto, all’interno della ricerca di nuovi modelli sostenibili di agricoltura, dove la capacità di coniugare produzione, sicurezza alimentare e rispetto per l’ambiente diventa sempre più importante, le leguminose assumono un ruolo cruciale. Piante che sono nate prima dell’uomo sulla terra e continueranno ad esistere anche dopo la sua scomparsa.

Le leguminose da qualunque angolatura le si guardano mostrano diverse chiavi di lettura. Alimenti sostenibili in grado di competere con le sfide di chi fa agricoltura per produrre alimenti di qualità, capaci di ridurre il carico chimico e non essere condizionati dai problemi climatici.

Utilità delle leguminose

Le leguminose, oltre ad essere utili perché fissano l’azoto nel terreno, rendono disponibili fosforo e ferro, svolgendo un ruolo fondamentale nell’alimentazione dell’uomo; possiedono un contenuto elevato di proteine e fibre, sono molti ricchi di micro nutrienti e hanno una ridotta quantità di lipidi, amidi e calorie. Insomma, costituiscono l’emblema di una agricoltura sana, giusta e sostenibile, fulcro centrale dell’internazionale Dieta Mediterranea.

Per sfruttare appieno queste potenzialità sono stati sviluppati prodotti alimentari innovativi a base di farine di legumi, tra i tanti, uno snack a base di concentrato proteico di lupino, con la capacità di ridurre la glicemia, il colesterolo e la pressione.

I legumi sono poi particolarmente importanti nella dieta di celiaci, vegetariani e vegani. Inoltre una miscela di legumi e cereali, pur non assurgendo, riesce ad apportare gli amminoacidi essenziali per la sintesi proteica. Quindi rappresentano un ottimo compromesso per chi per varie ragioni non consuma carne e pesce. Da considerare inoltre che nelle diete gluten free per celiaci, che hanno mediamente un indice glicemico più alto, si è visto che diminuiscono l’introito calorico aumentando allo stesso tempo il senso di sazietà.

I legumi, oltre a garantire una alimentazione corretta, rappresentano un’alternativa ambientale alla carne, poiché richiedono meno acqua per la loro coltivazione rispetto agli animali di allevamento e ha un’impronta di carbonio minore rispetto all’allevamento per la produzione di carne. Per fare un esempio: per fare 1 Kg carne occorrono 15000 l d’ acqua (coltivazione dei mangimi e pulizia sommaria delle stalle, ecc.); mentre la produzione di un kg di cereali o legumi vengono impiegati 500 l d’acqua.

Dipendenza dall’estero

Nonostante la preziosità di questi alimenti, l’Italia continua a essere fortemente dipendente dall’estero, importando per il nostro fabbisogno circa 300mila tonnellate di prodotto con un esborso di circa 250 milioni di euro.

Con l’export ridotto al minimo, il saldo commerciale è decisamente negativo: oltre 200 milioni.

Importiamo oltre il 90% di fagioli e lenticchie, l’85% di piselli e il 30%-50% di fave e ceci. Le provenienze sono tutte extraeuropee, prevalentemente da America e Cina e da qualche tempo dal Canada e Turchia.

Dagli anni trenta ad oggi la produzione italiana è collassata, quasi tutte le coltivazioni hanno diminuito la loro superficie coltivata, in particolar modo quelle destinate alle leguminose hanno registrato un calo del 95%. La qualcosa ha determinato il progressivo abbandono dell’attività agricola tradizionale, dove era parte integrante la rotazione, pertanto la produzione delle leguminose è progressivamente sparita. Ma sono anche diminuite, negli anni anche i consumi, mentre molti Paesi hanno investito grosse superficie e aumentato i consumi.

Il riconoscimento della Dieta Mediterranea, la maggiore consapevolezza dei consumatori che cercano nuovi alimenti più sani, biologici e a base di proteine non animali, la coltivazione biologica ha scaturito la reintroduzione delle leguminose nelle tavole degli italiani, inoltre sono tornati nella loro rotazione agraria, sostenuti anche dagli incentivi della Pac (pagamenti accoppiati e greening), per cui la loro coltivazione sembra che vada incrementandosi.

Più competitività

Il ruolo che i legumi hanno nella salute umana e nella sostenibilità ambientale è evidente, ma non basta. Per il rilancio della coltivazione serve la competitività economica che è determinata da:

  • varietà con maggiori rese;
  • minori costi di produzione;
  • una ricerca capace di creare varietà più produttive e soprattutto meccanizzabili;
  • trasferimento del know how per colmare la carenza di nuove informazioni;
  • spingere per il riconoscimento e la tutela delle dop e igp;
  • ottenere prodotti trasformati più appetibili sul mercato (IV gamma;
  • incentivare gli agricoltori nell’innovazione dei sistemi colturali;
  • informazione dell’importanza dei consumi, con campagne di sensibilizzazione.

Senza la prospettiva di un guadagno, l’agricoltore continuerà a preferire colture più redditizie anche a discapito della sostanza organica del suolo.

“La crisi del coronavirus ha dimostrato la vulnerabilità di tutti noi e l’importanza di ripristinare l’equilibrio tra l’attività umana e la natura. La strategia sulla biodiversità e la strategia “Dal produttore al consumatore” sono il fulcro dell’iniziativa Green Deal e puntano a un nuovo e migliore equilibrio fra natura, sistemi alimentari e biodiversità: proteggere la salute e il benessere delle persone e, al tempo stesso, rafforzare la competitività e la resilienza dell’UE. Queste strategie sono una parte fondamentale della grande transizione che stiamo intraprendendo.”

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