“The Sanpellegrino Table” ha fatto tappa anche a Cefalù, trasformando il centro storico della cittadina normanna in un laboratorio gastronomico che ha messo in dialogo due regioni differenti.
Da Fermento 2.0, i fratelli Salvatore e Rosario Mirenda hanno ospitato lo chef stellato Mattia Trabetti del ristorante ALTO di Fiorano Modenese per una serata che ha messo in relazione due mondi apparentemente distanti ma accomunati dalla stessa attenzione alla materia prima e dalla volontà di superare i confini tradizionali tra cucina e pizza.
La cena si è sviluppata come un vero percorso gastronomico condiviso, nato dal confronto tra Emilia-Romagna e Sicilia, tra sapori popolari e sensibilità contemporanea, in un menu degustazione pensato insieme ed elaborato a 4 mani.
“Abbiamo creato un menu che unisce le identità delle due realtà: da una parte le diverse tipologie di pizza, dall’altra ingredienti e sapori della Sicilia e dell’Emilia-Romagna. Sarà quindi un racconto gastronomico in cui, per una sera, le due regioni si incontrano e si fondono in un percorso nuovo e coinvolgente”, aveva raccontato lo chef Mattia Trabetti.
Il menu, un dialogo fra i sapori siciliani ed emiliani
Il percorso degustazione ha preso avvio da una Montanarina essenziale ma estremamente evocativa, dove il Parmigiano Reggiano 30 mesi e l’aceto balsamico tradizionale di Modena condensavano immediatamente il legame con l’Emilia, giocando sull’equilibrio tra sapidità, acidità e profondità aromatica. Un’apertura diretta, costruita su pochi elementi ma capace di raccontare il territorio attraverso la materia prima.

La pizza in pala ha poi introdotto uno dei temi centrali della serata: il dialogo tra mare e terra. Il gambero rosso siciliano incontrava infatti la mousse di mortadella “La Santo” selezione Villani e la salsa verde, creando un contrasto calibrato tra dolcezza marina, componente grassa e freschezza vegetale. Una proposta che sintetizzava perfettamente il senso dell’intero progetto: far convivere linguaggi gastronomici diversi mantenendo leggibilità e immediatezza.
Con il padellino, il menu si è spostato su toni più profondi e territoriali. La crema di tenerumi e cucuzza richiamava immediatamente la cucina popolare siciliana, mentre il salame di cervo ragusano aggiungeva intensità e una nota selvatica che rompeva gli equilibri tradizionali del topping contemporaneo. Qui il lavoro sugli impasti di Fermento 2.0 emergeva con particolare evidenza, grazie a una struttura soffice ma estremamente leggera, capace di sostenere ingredienti complessi senza sovrastarli.

Il momento più rappresentativo della serata è arrivato con la Pizza Special ideata a quattro mani da Salvatore Mirenda e Mattia Trabetti: peperone cornetto arrosto, terrina di agnello e squacquerone hanno dato vita a una sintesi gastronomica che univa il comfort della cucina emiliana alla profondità aromatica della tradizione mediterranea. La dolcezza affumicata del peperone dialogava con la ricchezza dell’agnello e con la componente lattica dello squacquerone, costruendo una pizza elegante ma estremamente istintiva, probabilmente il piatto che più di ogni altro raccontava l’incontro tra le due visioni.
A chiudere il percorso, un dessert che manteneva il filo narrativo della contaminazione territoriale: torta caprese con nocciole di Sicilia, gelato alla vaniglia e riduzione di Alchermes. Un finale costruito su contrasti morbidi e aromatici, dove la tradizione dolciaria mediterranea incontrava suggestioni più nordiche in una chiusura coerente con l’intero racconto gastronomico.
I protagonisti della serata, Mattia Trabetti e i fratelli Mirenda
L’incontro tra Fermento 2.0 e Mattia Trabetti ha raccontato soprattutto due percorsi accomunati da una stessa idea di contemporaneità gastronomica. Da una parte il progetto dei fratelli Mirenda, nato nel 2021 nel cuore di Cefalù e diventato rapidamente una delle realtà più interessanti della pizza contemporanea siciliana grazie a una ricerca costante su impasti, maturazioni e topping costruiti attorno alle eccellenze del territorio, conquistando importanti riconoscimenti nazionali, fino ai Due Spicchi nella Guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso 2026, grazie a una proposta fondata su impasti ad alta idratazione, lunga maturazione e una forte valorizzazione degli ingredienti siciliani.
Dall’altra la cucina di Trabetti, chef classe 1989 del ristorante ALTO, Stella Michelin 2026 e Tre Cappelli dell’Espresso, formatosi tra alcune delle più importanti cucine europee e oggi interprete di una cucina emiliana elegante, istintiva e profondamente identitaria. Due visioni differenti ma complementari che a Cefalù hanno trovato un equilibrio preciso tra tecnica, immediatezza e racconto gastronomico.
Il marchio Sanpellegrino promotore ufficiale delle serate
Dal 1899 il brand S.Pellegrino esporta l’eccellenza italiana nel mondo, diventando un’icona internazionale di gusto ed eleganza. Una storia che da oltre 125 anni racconta il valore del gusto italiano a tavola e la cultura del food pairing come forma di espressione contemporanea.
Con le sue radici italiane e la sua vocazione internazionale, S.Pellegrino rappresenta oggi il meglio dello stile italiano in oltre 150 Paesi. Un simbolo di eleganza, equilibrio e creatività che trova in questo progetto una naturale espressione: “The Sanpellegrino Table” diventa infatti un laboratorio diffuso di collaborazione tra chef e pizzaioli, capace di unire tecniche, sensibilità e visioni diverse in un’unica esperienza gastronomica.





