Il rovinoso incendio che ha funestato l’isola di Pantelleria ha fatto temere per le preziose viti di zibibbo elemento connotativo della biodiversità isolana. Fortunatamente è scongiurato il pericolo per la perdita di un patrimonio agricolo incommensurabile.
Qualche timore è limitato ai vitigni, soprattutto quelli più giovani, che potrebbero essere rimasti danneggiati dalla concentrazione salina nell’acqua usata per domare gli incendi e lanciati dai Canadair.
Il rovinoso incendio che ha funestato l’Isola toccando diverse contrade (Favarotta, Perimetrale, Khamma, Gadir) ha finito solamente per lambire i vigneti di alcune delle più importanti aziende vinicole della Sicilia (Donnafugata, Pellegrino, Ferrandes, Basile, Minardi, la Cantina Mueggen di Salvatore Murana) e d’Italia.
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A farla franca sono state le viti ad alberello di Zibibbo, il vino simbolo dell’isola, che nel 2014 sono state inserite assieme ai muretti a secco nell’elenco dei beni immateriali Patrimonio dell’Unesco. C’è sicuramente da gioire per lo scampato pericolo che poteva mettere in discussione il lavoro e gli investimenti compiuti in questi anni da prestigiose famiglie del comparto vitivinicolo regionale e non solo.
Un esempio di viticoltura eroica, tenendo conto degli alti costi di coltivazione tenuto conto che le le viti sono coltivate con il sistema dell’alberello “pantesco” molto basso adagiati su terrazzamenti non molto estesi ben delimitati da muretti a secco in pietra lavica che hanno la funzione di contrastare l’erosione del suolo e preservare al contempo il paesaggio e la preziosissima biodiversità.
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Il fuoco che ha risparmiato le viti di zibibbo invece ha aggredito i boschi delle contrade toccate dall’incendio distruggendo ulivi secolari con annessa macchia mediterranea. La sorte è stata benevole dal momento che lo scirocco avesse soffiato in direzione opposta alle abitazioni, perchè altrimenti staremmo qua a scrivere di ulteriori tragedie.





