Dopo anni di dibattiti e schermaglie campanilistiche tra Est e Ovest della Sicilia arriva la notizia che farà tirare un sospiro di sollievo ai buongustai: nasce la Confraternita dell’Arancinu, un’iniziativa che promette di mettere finalmente d’accordo le due Sicilie gastronomiche.
Arancina o arancinu? Forse non è più questa la domanda. L’obiettivo della nuova confraternita non è decretare un vincitore, ma celebrare una delle ricette più iconiche della tradizione siciliana, simbolo identitario e patrimonio culturale condiviso.
Tra i promotori dell’iniziativa spicca lo chef catanese Domenico Privitera, anima dell’“Arancino Solidale”, evento benefico da cui ha preso slancio l’idea della confraternita. Attorno a lui si è riunito un gruppo di circa venti professionisti della ristorazione, uniti non solo dall’amore per il riso dorato e croccante, ma anche da uno scopo concreto: sostenere la costruzione di un ospedale in Sudafrica.
A guidare la Confraternita è Calogero Matina, docente di enogastronomia e presidente del nuovo sodalizio. La sua visione è chiara: trasformare una storica rivalità linguistica e culinaria in un’occasione di valorizzazione culturale e professionale.
Pace fatta? Forse sì, ma con orgoglio
Dietro quella sfera (o cono!) dorata c’è molto più di un semplice street food. L’arancina/o affonda le sue radici nella storia millenaria della Sicilia, terra di contaminazioni culturali. Il riso, introdotto dagli Arabi, è diventato protagonista di una preparazione che oggi rappresenta l’anima popolare dell’Isola: croccante fuori, morbida e saporita dentro, con il classico ripieno al ragù che resta il re indiscusso.
La Confraternita nasce proprio per tutelare questa autenticità: ingredienti di qualità, materie prime siciliane, rispetto delle tecniche tradizionali e una visione etica della produzione. Non solo una questione di gusto, ma di identità e orgoglio territoriale.
L’Est continuerà a chiamarlo arancinu, l’Ovest resterà fedele all’arancina. Ma oggi il messaggio è più forte delle differenze: ciò che conta è la ricetta, la qualità, la storia che ogni morso racconta.





