Aromatica, molto profumata, frutti globosi, minuta, di colore rosso intenso, la fragolina di Sciacca e Ribera, da tempo caratterizza la primavera del territorio saccense e di quelli limitrofi.

Un tripudio di sapore e di colori. Fragolina di gelati, crostate, torte, ciambelle, rotoli, mista a mascarpone, yogurt, panna, ed anche l’irresistibile cioccolato, insomma: in tutti i modi  e le maniere. L’adoro! Irresistibile!   

Fragoline a tinkitè, consumate a colazione, negli incontri pomeridiani e serali, in casa, da solo o con gli amici, col cielo terso e la vista del mare che si perde all’orizzonte.

Quest’anno questa goduria la si potrà solo ricordare; il piacere di condividere la primavera con fragolina e panna è saltato.

Il vile coronavirus ha messo in crisi anche la produzione di questa eccellenza Slow Food. A dare l’allarme, oltre all’associazione dei produttori, il Presidio, è intervenuto anche il direttore Giuseppe Bono della ex Soat della Regione Sicilia, che insieme a tutti i tecnici, negli anni passati hanno lavorato per risanare la coltura dalla virosi ottenendo piantine più forti e produttive.

Per Michele Bono responsabile del presidio Slow Food della fragolina: “Nonostante le condizioni climatiche  di questo ultimo  periodo hanno dato una buona produzione, sia dal punto quantitativo, che qualitativo, i soci dell’associazione  ” La dea del profumo” che hanno creduto e investito in questo progetto  a causa  della pandemia del coronavirus, subiscono un blocco del mercato, pagando un prezzo altissimo. La fragolina ha un frutto deperibile, di difficile trasporto e con un costo di produzione elevato, soprattutto la raccolta”.

Le pasticcerie e i laboratori che lavorano in maniera ridotta, la mancanza di buongustai, l’impossibilità di vendere il prodotto nei mercati contadini e la difficoltà dei trasporti hanno messo in crisi l’intera produzione.

Matteo Chiarello presidente dell’associazione “La dea del profumo”, insieme a tutti gli operatori, chiedono alle istituzioni: “l’interessamento di una piattaforma orticola e frutticola a carattere regionale per  l’acquisto dell’intera produzione, anche congelata. La qualcosa potrebbe salvare l’annata e dare di salvaguardare la fragolina emblema della biodiversità territoriale”.

La “Fragarìa Vesca”, è questo il nome scientifico della fragolina di bosco, è una pianta erbacea spontanea e perenne, cresce nei boschi, nelle macchie, lungo i sentieri dalla collina alla montagna, e ha in sé il sapore ed il profumo della natura incontaminata.

Botanicamente è possibile differenziare in Sicilia due biotipi: “Fragolina di Ribera” e “Fior di Noto”, che prendono nome dai comuni in cui originariamente si è sviluppata la coltura, nelle provincie di Agrigento e Siracusa.

Mentre nella terra netina la pianta è quasi scomparsa, la coltivazione agrigentina, pur avendo qualche azienda che la produce nell’agro di Ribera, il grosso della produzione si è spostata nel comprensorio di Sciacca.  

Le origini della coltura della fragolina, nel territorio di Ribera, risalgono a circa 80 anni fa, quando alcuni soldati siciliani, di ritorno dalla Prima Guerra Mondiale introdussero come curiosità botanica delle piantine di fragolina prelevate nei boschi del Friuli.

Solo successivamente, negli anni ’50, iniziò la coltivazione della fragolina in pieno campo, lungo la vallata del fiume Verdura, dove veniva associata ai giovani impianti di arancio. Negli anni ’80, con la fine dell’espansione delle aree agrumetate, anche la coltivazione della fragolina ha attraversato un periodo di crisi ed è avvenuto lo spostamento verso le aree irrigue del limitrofo territorio di Sciacca.

La recente competizione delle varietà di fragole rifiorenti ha praticamente annullato il concetto di primizie e ha ridotto i giardini di Ribera e Sciacca dai circa 200 ettari degli anni settanta ai 15 odierni (Dato Regione Sicilia). La particolare natura dei terreni, l’ottimale disponibilità e qualità delle acque irrigue, la mitezza del clima, hanno permesso l’esaltazione delle caratteristiche organolettiche di questo “piccolo-grande” frutto.

Un lavoro egregio del servizio di Assistenza Tecnica fornito dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e Foreste – Servizi allo Sviluppo – ha consentito il risanamento e distribuzione di piantine esenti da virus, campi dimostrativi per la razionalizzazione delle tecniche colturali, monitoraggio delle principali malattie e degli insetti dannosi, incontri di aggiornamento tecnico con gli operatori agricoli. Tutto ciò ha determinato un sensibile miglioramento quanti/qualitativo della produzione e soprattutto ha migliorato la “sanità” del frutto nel rispetto della salute del consumatore e  dei fragolicoltori. Come tante altre piante spontanee, la gustosissima fragolina ha molteplici usi nella tradizione culinaria e medicinale dei nostri popoli: marmellate, sciroppi, gelatine e gelati fanno la gioia delle nostre tavole, ma anche le foglie e le radici essiccate trovano impiego, da sole o associate ad altre piante medicinali, nella preparazione di tisane indicate per favorire la diuresi depurando l’organismo dagli eccessi di acidi urici. La tradizione popolare riconosce alla fragolina la capacità di attenuare i dolori articolari, nonché proprietà idratanti e nutrienti per la pelle disidratata, stanca e predisposta alla formazione di piccole rughe.

La fragolina è un frutto che contiene in sé componenti nutrizionali ben equilibrate, di pronta assimilazione e di facile digeribilità: zuccheri semplici in quantità moderata, un discreto contenuto di sali minerali, soprattutto potassio e ferro, un notevole contenuto di Vitamine C e B2; qualità. che ne fanno una salutare integrazione a qualsiasi dieta alimentare. La Vitamina C, sostanza notoriamente antiossidante é un fattore anti-tumorale e ha un importante ruolo nella prevenzione dei fenomeni di alterazione organica. La Vitamina B2, detta anche riboflavina, svolge nel metabolismo umano compiti fondamentali nei processi di respirazione e ricambio cellulare. Questa vitamina é equamente presente in molti cibi e frutti, ma si altera facilmente se sottoposta ad alte temperature e a radiazioni solari, nella fragolina invece é ben protetta dalla naturale acidità del frutto, che la preserva interamente da alterazioni e ne permette il consumo nel rispetto della piena funzionalità.

La produzione della “Fragolina di Ribera” inizia nella prima decade del mese di Marzo e termina nel mese di Giugno. L’epoca di consumo, specialmente in pasticceria e gelateria, può essere estesa a tutto l’anno utilizzando il prodotto surgelato, con il procedimento di seguito descritto, secondo la metodologia sperimentata nella zona di produzione.