Si riaccende il dibattito sul cosiddetto “caro gelato”, dopo le polemiche sui social legate al prezzo di una brioche con gelato venduta a 5 euro.
A intervenire sul tema è il presidente di FIPE Confcommercio, Dario Pistorio, che invita a leggere la questione in modo più ampio e non limitato al singolo prezzo al pubblico.
Gelato: confronto tra artigianale e industriale
Secondo l’analisi dell’associazione, il confronto tra prodotti artigianali e industriali viene spesso affrontato in maniera incompleta. I gelati confezionati dei grandi marchi, con un peso medio di circa 70 grammi, vengono venduti generalmente tra i 2,50 e i 3,50 euro. Diversa invece la brioche artigianale farcita con gelato, che può arrivare a pesare tra i 230 e i 280 grammi, cioè più del doppio o fino al triplo rispetto ai prodotti industriali.

Un ulteriore elemento riguarda il contesto economico e salariale. Per decenni, si osserva, la presenza di livelli retributivi bassi ha contribuito a consolidare aspettative di prezzi contenuti, creando una percezione distorta del valore reale dei prodotti artigianali. L’evoluzione verso condizioni di lavoro più regolari, con salari più adeguati, contributi e maggiore formazione del personale, avrebbe inevitabilmente un impatto sui prezzi finali.
Viene inoltre evidenziato il tema dell’abusivismo, considerato un fattore che nel tempo avrebbe alterato la concorrenza nel settore. Le attività non in regola, non sostenendo i costi legati a personale, sicurezza e obblighi contributivi, avrebbero contribuito a mantenere prezzi artificialmente bassi, difficilmente sostenibili per chi opera nella legalità.
In questa lettura, la brioche con gelato viene descritta come un prodotto artigianale fresco, che richiede competenze specifiche, materie prime di qualità e manodopera regolarmente retribuita. Di conseguenza, la valutazione del prezzo dovrebbe tenere conto non solo del costo finale, ma anche del peso, della qualità e dei reali costi di produzione, per evitare giudizi considerati parziali o incompleti.





