Giuseppe Sciurca, classe 1976, è madonita di Petralia Sottana residente a Termini Imerese, se non è in giro per il mondo a portare alto il nome della cucina siciliana, che si definisce un “cuoci storie”.

A metà tra il cuoco ed il cantastorie racconta attraverso il cibo una narrazione legata alla cultura e al territorio, alle ricette e ai prodotti, unitamente a quello che per lui la è la cucina: …dietro questa semplice parola si nasconde un’energia di immane potenza, capace di sedurre, generare, aggregare, appagare, dare insomma in una parola “ristoro” alle vicissitudini umane. Proprio per questo penso che la cucina sia “femmina”!

Una frase che disegna tutto il suo amore per quello che non può definirsi semplicemente un lavoro, ci vogliono gli ingredienti giusti e di qualità, gli ingredienti umani che accostati a quelli in cucina generano quel mix che fa diventare una persona uno chef. La sua idea della cucina guarda a quella della memoria delle antiche ricette che impara andando in giro per i borghi insieme a Valeria, la sua compagna e spalla perfetta che lo segue e collabora in questa attività.

Accanto a Mamma Angela ha avuto la possibilità di scoprire la cucina delle sue origini, quella delle Madonie e quella del mare dove abita, amplificando il suo bagaglio di saperi. Giuseppe ha il dono di fare sentire la cucina vicina alle persone come un fatto naturale, al contrario di altri suoi colleghi che la presentano come un fatto esclusivo, distante, complicato, appannaggio di soli eletti.

La cucina è amore, integrazione, è condivisione e apprendimento e Giuseppe sa come far percepire tutto questo, sa come conquistare il cuore delle persone passando dal cibo, trasferendo al cuore la sua abilità usando il gusto che da ai suoi piatti. Non si può conquistare nessuno se non lo si fa sentire parte propria e sarà forse per questo che negli Stati Uniti il suo successo è stato strepitoso facendosi amare per la sua cucina ma anche per l’aspetto umano che fuoriesce da sotto la toc e dalla divisa che porta addosso.

Il suo cibo, i suoi piatti hanno trasmesso tradizione, innovazione, amore per il territorio e rispetto per le materie prime, e se aggiungiamo la creatività alla sperimentazione il gioco è fatto, l’effetto sorpresa raggiunto.

Ci dice ancora: “l’atto del cibarsi, da bisogno fisiologico primario, diventa un valore aggiunto in termini antropologici, culturali e quindi evolutivi per la specie umana”.

La sua è una cucina che rende i sapori aromatici con le spezie e le erbe, ricchi di sentori calibrati e mescolati con equilibrio, colori che ricordano la Sicilia, che mettono nel piatto una memoria e una cultura.

L’uso è esclusivamente dei prodotti locali e preferibilmente biologici – alcuni da lui prodotti personalmente – che vedono protagoniste le sue radici madonite, territorio dove esistono produzioni di eccellenza ripartite dento un paniere totalitario che va dagli ortaggi alle carni, dai formaggi alle farine dei grani del territorio, insieme ad altri prodotti locali che abbracciano conserve e miele.

Gestore di due ristoranti “ La Lupa ghiotta” e “Napèe” è protagonista dell’Expo a Milano con il Gal Madonie, oggi è presidente dell’associazione “COSMO NATURA – TURISMO, CULTURA E AMBIENTE” per la diffusione e la promozione del turismo e della cultura siciliana in tutti i suoi aspetti, con particolare attenzione all’enogastronomia, al turismo esperienziale ed alla fitoalimurgia, cucinando anche in escursione. 

Cura il suo piccolo orto personale seguendo i principi della coltivazione biologica della permacultura, con risultati entusiasmanti da indurlo ad organizzare cooking class di “orto experience” 

Tra i suoi piatti tipici due tra i più famosi: la caponata di pesce, la pasta con ragù di polpo e “caluzzi” (brassica selvatica), il macco di fave e giri (biete selvatiche), 

Nel Gennaio 2020 in veste di portavoce ufficiale dell’Ente Parco delle Madonie, è tornato negli Stati Uniti per promuovere il territorio del comprensorio, sebbene per poco tempo a causa del Covid.