Molti panificatori per rientrarci con le spese hanno gioco forza aumentato il prezzo del pane che in molte parti d’Italia è arrivato ad aumentare del +30 per cento.
Una escalation iniziata subito dopo le festività natalizie, con molti imprenditori che si sono ritrovati da un bimestre all’altro raddoppiati o addirittura triplicati i costi dell’energia elettrica, e che ha raggiunto l’apice in queste settimane con il conflitto tra Russia e Ucraina che ha portato all’aumento di grano e farina. Una tempesta perfetta che ha colpito in particolar modo i panificatori che dipendono più di altri da questi prodotti.
Molti, specialmente coloro i quali utilizzavano i forni elettrici e producevano solo il pane non diversificando la produzione, si sono arresi abbassando le saracinesche. Gli altri, invece, hanno dovuto far di necessità virtù aumentando il principale bene di necessità primaria, cioè il pane. Aumenti che si sono verificati indistintamente in tutta Italia registrando il prezzo più alto a Ferrara dove viene venduto fino a 9,80 euro al chilo. Con gli aumenti derivanti dal caro bollette e dal conflitto tra Russia e Ucraina il prezzo medio del pane in Italia è schizzato a 5,31 euro al chilo con i prezzi che hanno avuto un aumento tra il +15% e il +30%.
Aumenti che ovviamente si sono registrati anche in Sicilia come a Catania, Ragusa, Caltanissetta e Trapani dove da questa settimana il pane è venduto al prezzo di 3 euro e 50 al chilo. Rincari che a macchia d’olio iniziano a verificarsi anche a Palermo, dove la tendenza è di vendere il pane a 4 euro al chilo, e in altre città anche su biscotti, pizze ed altri prodotti da forno. Prezzi che una volta aumentati difficilmente verranno ripristinati e quindi tenderanno a rimanere invariati o addirittura, dipende dagli sviluppi della crisi, a crescere.





