L’appuntamento con la 4°Puntata di Green Food è per Giovedì 21 maggio 2020, alle ore 18.00 su www.allfoodsicily.it e sulla nostra pagina Facebook.

Sfido chiunque a sostenere che durante le feste natalizie, dalle Alpi a Capo Passero, non abbia mai consumato frutta secca: mandorle, pistacchio, noci, pinoli, nocciole, castagne. La goduria mangereccia avviene dopo aver consumato l’intero pranzo o cena; in quel preciso istante per chiudere le portate, si serve la frutta secca seguita doverosamente da un bel bicchiere di vino, grappa o di un altro liquore. Una tradizione che è patrimonio delle abitudini alimentari delle popolazioni dell’intero stivale. Una ritualità che affonda nella cultura, sia della classe dominante, sia di quella subalterna, e non risparmia pranzi domenicali o eventi vari.

La frutta secca è stata da sempre considerata frutta invernale e legata ad alcune ricorrenze religiose, mentre, non è mai stata presa in grande considerazione sotto il profilo alimentare. Soltanto negli ultimi anni ci si è resi conto del suo contenuto di proteine, grassi e sali minerali ed è entrata prepotentemente come aperitivo o dessert di fine pasto, consumata al naturale o con una coppa di spumante o con un calice di vino dolce, di solito tostate e salate.

In particolar modo, spicca il loro quantitativo di acidi grassi polinsaturi totali (ben 40 g su 100 g di prodotto). Tra questi acidi grassi è presente l’acido alfa-linolenico (ALA), un grasso omega-3 che fa parte dei grassi “buoni”, la cui assunzione giornaliera se pari ad almeno 2 g contribuisce al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue, tale peculiarità viene attribuita alla tiamina, una particolare vitamina del gruppo B che contribuisce alla normale funzione del cuore.

Questa nuova opzione consumistica è entrata prepotentemente in tutte le occasioni e i periodi dell’anno. Spinta dalle mode alimentari, ma anche per le indubbie doti salutistiche, il consumo di frutta secca cresce a un tasso annuo superiore al 10% ed è così diventato un mercato da quasi 1 miliardo di euro.

Un mercato che vede l’introduzione di altri paesi d’oltreoceano come l’Australia, il Cile, ecc. che minacciano l’esistente patrimonio dei “tesori in guscio” siciliano.

La preoccupazione della perdita del mercato delle circa 20mila aziende del settore ad essere estromesse, ha spinto le varie associazioni e consorzi sparsi nel territorio regionale quali: il Consorzio della mandorla di Avola, la Dop del pistacchio di Bronte, Pistacchio di Raffadali; l’Associazione pistacchio della Valle del Platani, la O.P “La mandorla”, l’APROMAS, la società Carex (carrubo), l’associazione “Frutto dei Nebrodi”, ed infine il comitato per la biodiversità rappresentato da Salvatore Centonze, e da tante altre aziende e amministrazioni comunali, a dare vita all’associazione regionale denominata “Frutta in Guscio di Sicilia” che ha lo scopo di salvaguardare e valorizzare l’intero comparto.

La nota dolente è che gran parte di questa produzione che consumiamo proviene da diverse parti del mondo.

Come si può sfruttare questo boom della frutta secca? Quale strategie mettere in campo? Perché la frutta secca è migliore di quella proveniente dall’estero? Di questo e di ben altro ne parleremo con:

  • Ignazio Vassallo, Ex Dirigente regionale e Coordinatore regionale “Frutta in Guscio di Sicilia”;
  • Damiano Avanzato, ex ricercatore frutticoltura CHAR – ISHS di Roma;
  • Rino Frenda, Presidente dell’Associazione Produttori Agricoli Pistacchio Valle del Platani
  • Salvatore Lo Forte, Biologo – Nutrizionista Direttore Sanitario presso MEDICA-line e Presidente F.I.M.S.I. (Federazione Informativa Medico Sanitaria Italiana);
  • Salvatore Garofalo, Pasticciere gourmet – Pasticceria e Bar Oriens.