Musumeci assieme all’assessore Razza dovrebbero farsi un approfondito esame di coscienza sul loro operato.

Musumeci ha alzato la voce contro la definizione della Sicilia in zona arancione, quella intermedia con tante limitazioni compreso la chiusura di bar e ristoranti e il divieto di spostarsi tra i comuni.

Ma colpevole non è il Governo nazionale bensì l’inedia del presidente della Regione e del suo assessore alla Sanità Ruggero Razza che dalla fine del lockdown ad oggi hanno fatto ben poco per attrezzare le strutture ospedaliere ed il relativo personale. Doveva essere chiaro che questa scelta da parte del Governo nazionale non era stata dettata da antipatie o da diversa collocazione politica, basti pensare che anche la Puglia è stata classificata arancione.

I contagi in Sicilia sono inferiori a quelli del Lazio e della Campania, ma Musumeci fa finta di non conoscere davvero i motivi che non si basano su considerazioni politiche bensì su dati concreti. Infatti la divisione in zone rossa, arancione e gialla si basa sul monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità effettuato nella settimana che va dal 19 al 25 ottobre e che si basa su ben 21 parametri oggettivie non solo sul numero dei contagi.

Tra queste c’è l’attività di screening effettuata dai territori. Nella settimana considerata la Sicilia ha effettuato  43.630 tamponi, mentre la Campania ne ha fatti 81.321 e il Lazio 130.265 (la Puglia, posizionata al pari della Sicilia ne ha processati 31.747). L’isola ha dunque fatto 86.635 tamponi in meno del Lazio (ben 12.376 in meno al giorno) e 37.691 meno della Campania (5.384 in meno al giorno). Anche se il fattore RT (l’indice di contagio) in Sicilia è più basso (nel periodo preso in esame era di 1.42, mentre in Lazio di 1.51, in Campania di 1.49 e in Puglia di 1.65) è stata l’inferiore capacità di monitorare i contagi a pesare nella scelta del governo. E’ lo stesso assessore Razza ad avere dichiarato “che in Sicilia il sistema di tracciamento non regge più”.

Un ruolo importantissimo l’hanno imposto anche i numeri della terapia intensiva. Lo scorso 21 ottobre  Zingaretti firma un’ordinanza per l’incremento dei posti letto, per raggiungere la soglia di 552 posti Covid in terapia intensiva e sub intensiva. In Campania al 25 ottobre ne risultano 320 tra attivati e attivabili. La cifra dei posti letto di terapia intensiva in Sicilia è invece difficile da reperire con precisione. Bisogna chiamare ogni azienda ospedaliera provinciale per sapere il numero esatto, alla fine risultano circa 245 posti di terapia intensiva già attivati (Enna non ne ha nessuno e Palermo dà un dato che oscilla tra 80 e 100).

Altra verità: in Sicilia manca il personale medico e paramedico. Sappiamo di laureati a pieni voti in infermieristica che hanno fatto domanda di assunzione in varie Asp isolane e che non hanno ricevuto alcuna risposta e sappiamo pure di pazienti che hanno effettuato il tampone all’Apt Casa del Sole giorno 25 ottobre e hanno ottenuto l’esito negativo oggi 5 novembre, nel frattempo sono stati sequestrati in isolamento a casa.

La prossima verifica nazionale avverrà sulla base dei dati raccolti alla data del 13 novembre prossimo. Si spera che nel frattempo presidente ed assessore si diano da fare.