I ristoratori siciliani, stremati dai vincoli, manifestano delusione, rabbia e realismo

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I ristoratori siciliani, messi a dura prova dalle chiusure e vincoli che li hanno colpiti duramente e al cospetto di dati che testimoniano che i loro sacrifici sono serviti a poco, manifestano reazioni volte alla ragionevolezza e al realismo

Difatti “l’effetto Natale” sta portando di corsa la Sicilia nella zona rossa, a causa dei comportamenti irresponsabili dei cittadini che nei veglioni di Natale e Capodanno nelle case private in un’ambiente familiare si sono “rilassati” abbassando la soglia di attenzione.

Abbiamo sentito alcune testimonianze di ristoratori che appaiono emblematiche e il cui tratto comune è un sentimento misto di delusione e rabbia per le difficoltà affrontate con senso di responsabilità, a cui purtroppo ad inizio anno non sta corrispondendo un miglioramento della situazione epidemiologica. Le aspettative di riaperture sono state disattese dopo settimane di stop and go che hanno messo a dura prova non solo le loro finanze ma anche la loro tenuta psicologica.

Lo chef Filippo Ventimiglia del noto locale Quattro Venti a Palermo ci testimonia lo scetticismo in ordine alle restrizioni adottate “La differenziazione dei colori non serve a nulla se non si mettono in pratica le limitazioni e girando per la città ho visto assembramenti nei negozi, negli uffici, perfino nei mercati rionali. Ad ogni modo, noi ristoratori siamo pronti ad adempiere a tutti i regolamenti che ci indicano, purché ci facciano lavorare”.

“Dopo mesi che il governo constata che i contagi non scendono, preferirei a questo punto che si assumesse la decisione di fare un lockdown totale – commenta il pizzaiolo pluripremiato Sergio Russo – Se invece vogliono continuare a utilizzare la scala cromatica per graduare le limitazioni, ovvero, tutto aperto tranne bar e ristoranti, dovrebbero aprire anche quelli perché i fatti hanno dimostrato che non è il nostro settore ad aumentare i contagi”.

Tempi duri per il nostro comparto. – dice Danilo Sciarrino del Ristorante Pizzeria Cagliostro di Palermo – La totale assenza di notizie certe sulla reale apertura della ristorazione di sicuro sconforta e demoralizza noi imprenditori che non riusciamo ancora a vedere una vera e propria luce in fondo al tunnel. Purtroppo anche il 2021 subirà sicuramente gravi perdite nel primo trimestre.Ci auguriamo che la primavera possa portare una boccata d’ossigeno e far rallentare la morsa che ci opprime ormai da troppo tempo. Personalmente credo che non riapriremo fino a quando non ci permetteranno di poterlo fare a cena, continuando a lavorare con asporto e delivery che ci permettono di tenere accesi i motori della pizzeria e della bakery. Servirebbe maggiore trasparenza sui criteri scientifici che limitano, in zona gialla, il solo servizio al pranzo e non alla cena”.

Con tutte queste chiusure, mi sento come un giocatore di calcio in panchina. – afferma Peppe Bonsignore, chef del ristorante “L’Oste e il Sacrestanodi Licata – lo Stato sta giocando con il nostro lavoro, non si può aprire e chiudere un ristorante ogni due giorni, ogni sosta e ripartenza sono centinaia di euro che si perdono. Sarà difficile recuperare”

Gli operatori della ristorazione, come hanno dimostrato le loro dichiarazioni, sono in riserva di pazienza. Da mesi, infatti, assistono ad un balletto di chiusure e riaperture e nonostante ciò, non hanno perso la speranza di poter ripartire, mettendo fine a un periodo d’incertezza che si sta prolungando.

Si fa comunque strada la consapevolezza che anche il 2021 sarà un anno difficile, in cui la ripresa ci sarà. ma sarà lenta.