Sono oltre centocinquanta i produttori sull’Etna che riescono a declinare il vulcano in maniera diversa. Una declinazione che differisce oltre che per i sistemi di allevamento della vite e per il lavoro in campo – così come in cantina – per una idea di vino e di approccio alla bevuta.

Così come diverso è il rapporto che ognuno di loro ha con la terra: da quelli che potremmo definire i vignaron etnei che hanno ereditato terre, alle grandi maison per usare terminologie francesi; dai conquistadores, agli etnei fieri; da chi per passione etichetta vino, a chi ne ha fatto una scelta di vita professionale. L’Etna è queste dicotomie, e molto altro ancora.

La voglia di crescente attenzione per il territorio e la volontà di rendere protagoniste le piccole produzioni che animano la scena vitivinicola etnea sono la base del progetto “Piccolo è Bello”. Una idea di Agata Arancio di Fondazione Italiana Sommelier centro per la cultura dell’olio e del vino, che in questa edizione 2020 si è svolto in doppietta: il 12 luglio a Casa Merlino, il 29 agosto a Feudo Vagliasindi con un focus sui rosati.

Il Fil rouge dell’evento è stato lo stesso. Nell’edizione rosati si è aggiunta la volontà di sdoganare la forza dei rosati, vini sempre più apprezzati dal grande pubblico, in cui pare essere crescente la consapevolezza di invecchiamento.

Proponiamo una selezione di una etichetta per annata che erano presenti all’evento a Feudo Vagliasindi:

U Funnali rosato 2019 Igt Terre Siciliane Azienda agricola Camarda

Siamo nel versante Nord dell’Etna in zona Porcaria – Feudo di Mezzo dove Graziella Camarda con il padre Sebastiano Gaetano classe 1939, coltiva le sue viti alla vecchia maniera. Da uve di Nerello mascalese in purezza prodotta da viti ad alberello – alcune vecchie viti franco di piede – e fermentate spontaneamente con lieviti indigeni dopo la pressatura soffice e una permanenza sulle bucce per 36 ore viene prodotto questo vino dalla trama fruttata e floreale.

Etna rosato Doc 2018 Irene Badalà

Prodotto dai vigneti in contrada Santo Spirito a Passopisciaro sul versante nord dell’Etna, per il 97% da uve di Nerello mascalese e restante parte l’autoctono Minnella bianca. Un rosato dal colore buccia di cipolla che già al naso manifesta la sua autenticità etnea. Al palato grande freschezza e verticalità.

Akis Etna rosato Doc 2017 Tenute Monte Gorna

Contrada Carpene a Monte Gorna, uno dei conetti vulcanici del comune di Trecastagni (versante sud est dell’Etna) è il centro di maggiore produzione delle uve di Tenuta Monte Gorna, progetto della famiglia Licciardello. Considerata una delle migliori ultime annate, la 2017 riesce a garantire freschezza a distanza di anni anche per un rosato – prodotto per l’80% da uve di Nerello mascalese e per il 20% da uve di Nerello cappuccio – affinato per oltre 30 mesi in bottiglia.

Millemetri Etna rosato Doc 2016 Feudo Cavalieri

Contrada Cavalieri a Santa Maria di Licodia versante sud ovest del vulcano riesce a regalare sempre grandi emozioni al calice. Quasi a mille metri di altitudine, Margherita Platania coltiva le sue viti – alcune delle quali vecchie e a piede franco – tra coccinelle, farfalle e sistemi poco invasivi. Impressionante la freschezza per un rosato 2016 che in una degustazione alla cieca potrebbe destare dubbi sull’annata di produzione. Sapidità, mineralità, fiori e frutti. In una parola Etna.

Suggeriamo anche la condivisione, in queste ultime giornate di estate, di questi rosati che abbiamo avuto il piacere di provare durante l’evento:

  • All’Antica 2019 Vini Scirto
  • Ariel 2019 Theresa Eccel 
  • Romice 2019 Calcagno
  • Rosato del dottore 2019 Azienda agricola Siciliano
  • Dedicato alla Mamma 2018 Francesco Modica
  • Ripiddu 2018 Filippo Grasso
  • Rosato 2018 Alice Bonaccorsi
  • Aitho 2016 Azienda Falcone