Teatro Massimo

Insomma, non sarà certo l’estate del turismo culturale. Il motivo? Forse il timore di stare in spazi chiusi, magari in coda, a contatto con altra gente. Indicative sono le volontà espresse da quanti s’accingono a pianificare una vacanza , solo il 15% degli intervistati visiterà musei, monumenti e mostre, contro il 37% dello scorso anno.

La città di Palermo e la sua economia turistica pagherà quest’anno un prezzo salato, dal momento che subirà lo stesso trend di decrescita delle altre città d’arte italiana, una connotazione conquistata negli ultimi anni, grazie al proliferare di iniziative che l’hanno prioiettata in cime alle mete preferite del turismo culturale. Un risultato raggiunto anche grazie alla promozione internazionale ed all’essere considerta e percepita, sempre secondo i dati ufficiali dell’Istat, come la più sicura fra le grandi città italiane, in termini di reati commessi. Il riconocimento del percorso arabo-normano come Patrimonio dell’Unesco nel 2015, Manifesta nel 2018, congiuntamete al riconiscimento di capitale italiana della cultura, hanno contribuito al salto di qualità dell’offerta e dei servizi culturali offerti dal capoluogo siciliano.

Palermo vista dall’alto

Numeri di assoluto rilievo per la Città di Palermo dove la crescita dei flussi e delle presenze turistiche procede ad un ritmo più che doppio rispetto a quello della Sicilia e quasi quadruplo rispetto alla media italiana registrando complessivamente un aumento delle permanenze (cioè del numero di turisti moltiplicato per il numero dei pernottamenti) pari al 7,8%, contro il 2,9 della Sicilia e il 2 della media nazionale. Per concretizzarli in numeri, nel 2018 a Palermo sono arrivati complessivamente oltre mezzo milione di turisti: 559.900, con un incremento del 9,6% rispetto al 2017 e del 19,3% rispetto al 2016. Tutto questo nel 2020 subirà una brusca battuta d’arresto, dopo un ulteriore incremento registyrato nel 2019.

Da registrare tra l’altro che la poca propensione a fare le vacanze nelle città d’arte è una doccia fredda non solo per le attività turistiche ma anche per i negozi al dettaglio. Un brusco risveglio, per una Città come Palermo che vive di terziario e che negli ultimi anni in coincidenza con il boom degli arrivi dei turisti soprattutto stranieri, ha visto risorgere le attività commerciali del centro storico. Infatti meno turisti nella città vuol dire anche meno affari per tutti. Lo shopping, spesso, è tra gli obiettivi della vacanza meno citati. Un campanello di allarme per quelle attività dei servizi e del commercio locali che confidano sui turisti (dalla ristorazione all’abbilgliamento passando dai negozi dei prodotti tipici e dell’artigianato locale) ben più che sui residenti, per realizzare i loro obiettivi di volume d’affari.

Via Ruggero Settimo, sede dello shopping

In questi anni a Palermo l’intera filiera turistica è cresciuta continuamente, con il conseguente aumento di posti di lavoro, e il bilancio comunale ha potuto contare sulle importanti entrate derivanti dall’imposta di soggiorno e dagli altri tributi legati al turismo, grazie ai quali è stato possibile erogare servizi essenziali non solo per i turisti ma anche per i cittadini, quali – solo per citarne alcuni – il trasporto pubblico locale, la manutenzione di strade e del patrimonio arboreo, l’illuminazione, la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, la pulizia e il decoro dei nostri centri storici .

Le conseguenze di un collasso del settore sarebbero nefaste, tenuto conto delle molteplici attività collegate e dei numerosi professionisti coinvolti, che vanno dalla ristorazione e l’enogastronomia, alla fruizione del patrimonio storico, culturale, artistico e paesaggistico, dai trasporti alle strutture per il soggiorno e al settore degli eventi.

Queste sono le ragioni che rendono necessario un piano d’interventi per affrontare una crisi senza precedenti che richiede il coinvolgimento di tutti, dai soggetti istituzionali agli operatori del commercio, al fine di ripristinare e rilanciare l’economia e la promozione della Città.