Il Catarratto è tornato al centro della scena vitivinicola siciliana. Tra tradizione e innovazione, la cantina Alessandro di Camporeale ne racconta tutta la versatilità attraverso quattro etichette d’eccellenza.
Nell’ultimo decennio il Catarratto ha subìto una vera e propria riscoperta, diventando uno dei protagonisti del panorama enologico siciliano con le sue due principali varianti: il Catarratto classico e il Catarratto lucido, detto anche extra lucido. Tra i vitigni a bacca bianca più antichi e diffusi della Sicilia, il Catarratto rappresenta un patrimonio enologico di grande valore, non solo per la quantità di uva prodotta, ma soprattutto per la qualità e la versatilità dei vini che ne derivano. Coltivato sin dall’antichità nelle province di Trapani, Palermo e Agrigento, il Catarratto ha ricevuto una rinnovata attenzione da parte di enologi e consumatori.
Se pur prodotti dallo stesso vitigno le sue due diverse declinazioni, il classico e l’extra lucido, presentano caratteristiche differenti sia dal punto di vista enologico che sensoriale. Il Catarratto Classico, con la sua buccia più spessa e opaca, tende a dare vini di corpo, strutturati, utilizzati principalmente in blend o per produzioni più rustiche. L’extra lucido, invece, si distingue per la buccia sottile e brillante, che dona ai vini maggiore eleganza, freschezza e aromaticità, rendendolo protagonista anche di vinificazioni in purezza sempre più apprezzate.
Insomma, un vero e proprio protagonista siciliano dalle diverse sfumature. E a proposito di sfumature, Alessandro di Camporeale, una delle più note cantine della Sicilia Occidentale, ne produce ben quattro varianti. In un’intervista con Benedetto Alessandro abbiamo parlato della grande versatilità del Catarrato e delle diverse declinazioni di produzione della cantina.
Il Catarratto è una delle principali varianti di vino in Sicilia, quanto puntate su questa tipologia?
Il Catarratto è una varietà su cui puntiamo particolarmente. Da più di vent’anni è storicamente presente nel nostro territorio, nella nostra azienda e abbiamo sempre cercato di valorizzarla nel migliore dei modi. Possediamo un vitigno composto da diversi appezzamenti che hanno a sua volta biotipi diversi e da questi produciamo quattro diverse etichette di Cataratto. Le tipologie di Catarratto che proponiamo principalmente sono: Benedè Catarratto, il Monreale Catarratto Mandranova, il Metodo Classico e il Metodo Classico Sboccatura Tardiva.
Siete una delle aziende siciliane a produrre sia un Catarratto Classico che un Catarrato Lucido, quali sono le differenze?
La nostra etichetta classica è Benedè, nata intorno al 2004/2005 che rappresenta la versione più tradizionale del Catarratto, è un assemblaggio di diversi vitigni di diversi biotipi di diversa altitudine, esposizione ed età della vigna. È una versione molto fresca vinificata in maniera molto semplice, soltanto in acciaio per esaltare più che altro la parte primaria, quindi gli aromi.
Il Monreale Catarratto Mandranova è la nostra etichetta di Extra Lucido. Nel tempo ci siamo resi conto di possedere un vigneto, un po’ più vecchio, del 1989 di Catarratto Extra Lucido. Si tratta di uno specifico biotipo del Catarratto. La caratteristica principale del Lucido è che in maturazione l’uva resta sempre un po’ più acida, con meno contenuto zuccherino, un po’ più verde. Nei lunghi affinamenti risalta più che altro le parti agrumate, le erbette. Abbiamo una maturazione più lenta delle uve e quindi riusciamo ad avere un Catarratto più longevo che cerchiamo di valorizzare nell’evoluzione. Il Monreale Catarratto Mandranova fa almeno otto mesi di affinamento in bottiglia.
LEGGI ANCHE: A Palermo il “tempio” della carne di Giuseppe Seidita conquista anche il sigillo Kobe
Dalle uve del Catarratto avete prodotto anche due tipologie di vino Spumante.
Dal Cataratto extra lucido abbiamo prodotto la nostra terza etichetta il Metodo Classico. Proprio per queste caratteristiche di maggiore acidità, di minore contenuto zuccherino, di grande longevità, abbiamo deciso di fare un metodo classico che è ha 36 mesi di affinamento sui lieviti. Poi ogni anno una parte di bottiglie di questo Metodo Classico le mettiamo da parte e le sbocchiamo pure a 72 mesi e realizziamo la quarta etichetta che è la nostra Sboccatura Tardiva che, appunto, fa 72 mesi di affinamento sui lieviti.






