Il couscous , oltre a una ricetta famosa, è diventato anche Patrimonio immateriale dell’UNESCO. La richiesta era stata avanzata congiuntamente nel marzo 2019 da Algeria, Marocco, Mauritania e Tunisia, alla fine è stata accettata. I quattro Paesi del Maghreb avevano presentato insieme la candidatura di questo piatto tradizionale a base di semola o di grano duro, accompagnato da verdure, carne, pollo, agnello, o pesce sapientemente e diversamente speziati.

Questa la motivazione addotta dall’UNESCO “Donne e uomini, giovani e anziani, sedentari e nomadi, del mondo rurale o urbano, nonché dell’emigrazione, si identificano con questo piatto simbolo del vivere insieme”. La storia di questo piatto di origine berbera, non è solo molto antica, lo si mangia almeno dal Medioevo, chiamato Kuskusi nel XIX secolo, ma anche complessa e molto varia.

È un piatto che accompagna intere popolazioni dalla nascita alla morte. Uomini, donne, giovani, anziani. La gente di questi quattro paesi, e non solo, cucina il couscous per una festa o una riunione di famiglia. Nel Nord Africa tutti si identificano con questa prelibatezza, considerata un piatto simbolo del “vivere uniti”.

Una notizia giunta accolta con grande trepidazione dalla comunità di San Vito Lo Capo, che ha il sapore del riscatto e giunta a pochi mesi dal settembre scorso che ha visto disdetta a pochi giorni dell’evento, per le nota causa della pandemia, la 23^ edizione che avrebbe visto il susseguirsi di dieci giorni scanditi da: degustazioni, musica, spettacoli, cooking show, incontri culturali e molto di più…

Cous cous a base di pesce

A San Vito Lo Capo il cous cous è diventato un simbolo dell’identità territoriale della Comunità grazie al Cous Cous Fest, una manifestazione di respiro internazionale che si celebra da più di vent’anni e che in ottica di destagionalizzazione del turismo, accoglie migliaia di turisti a ridosso dell’ultima decade di settembre. Una manifestazione di valenza turistica ma soprattutto culturale, difatti, in occasione dell’evento clou della manifestazione, il Campionato del mondo del cous cous, una gara gastronomica tra chef di 10 paesi del mondo, il cous cous assume la connotazione di piatto che unisce, che abbatte le barriere, simbolo di pace e integrazione, mettendo intorno allo stesso tavolo Israele e Palestina, cristiani e musulmani, cittadini europei e mediorientali. Un inno alla multiculturalità e all’integrazione.

La storia del cous cous si lega alla realtà trapanese a seguito degli interscambi commerciali con il Nord-Africa e con il tempo è assurto a piatto della cultura della cucina casalinga tradizionale della provincia, conformandosi alla tradizione locale con una preparazione a base di pesce, uno degli elementi caratteristici della cucina.trapanese.

Siamo certi che dopo la defezione dell’edizione 2020, la prossima edizione del settembre prossimo, quando la fuoruscita dal tunnel della pandemia sarà definita, le celebrazioni per questo prestigioso riconoscimento, costituirà un ulteriore occasione per fare della 24^ edizione del Cous Cous Fest, l’edizione del rilancio e del riscatto.