In questi ultimi mesi una frana gigantesca ha letteralmente spezzato Niscemi, cittadina di collina che si estende su un altopiano a poco più di 300 metri sul livello del mare in provincia di Caltanissetta.
Da sempre simbolo di tradizione agricola, biodiversità e qualità gastronomica in Sicilia, Niscemi è costretta a cambiare il volto economico e sociale: a risentirne sicuramente una delle coltivazioni simbolo, il celebre carciofo vagghiàrdu o nostrale, storica varietà locale inerme.
La sua coltivazione ha radici profonde, tanto che la cittadina si è guadagnata l’appellativo di “capitale del carciofo”. Risale agli scambi con la capitale romana all’intenso mercato siciliano del ‘900, fino alla nascita di piccole aziende di trasformazione negli anni ’80 che hanno portato nei piatti locali e familiari le conserve di carciofo tipiche della tradizione siciliana. La raccolta copre il periodo da metà novembre ad aprile, rendendo il carciofo di Niscemi un presidio fondamentale per l’economia rurale locale.
La crisi attuale è legata all’accesso ai campi e alla logistica. La chiusura e l’isolamento delle principali vie di comunicazione impediscono l’arrivo tempestivo di manodopera stagionale nei terreni, la movimentazione dei mezzi agricoli e il trasferimento dei raccolti verso mercati, centri imballaggio e hub di distribuzione. Come sottolineato da rappresentanti del settore, le strade alternative sono lunghe, costose e inadatte al traffico pesante, con un immediato aumento dei costi di carburante e dei tempi di trasporto.
Per il carciofo, deperibile e sensibile a ritardi nella catena del freddo e nella consegna, questi ritardi si traducono in rischi concreti di deprezzamento e spreco, che riducono i margini di guadagno in un settore già caratterizzato da fragilità di mercato. I costi logistici aumentano fino al 20-30%, mettendo ulteriormente sotto pressione un comparto dove il prezzo alla produzione varia già ampiamente.
Il nodo non è solo logistico: la perdita temporanea di manodopera stagionale e la difficoltà di raccogliere e consegnare puntualmente il prodotto rischiano di compromettere la qualità delle produzioni di stagione e di accelerare il processo di abbandono delle coltivazioni storiche tradizionali, come appunto il carciofo nostrale, già in forte contrazione a causa della concorrenza di varietà più produttive.
A rischio anche la tradizionale “Cacucciulata” nell’ambito della Sagra del Carciofo, quest’anno alla sua 44° edizione. Un appuntamento fieristico di grande spessore che promuove e rilancia l’agricoltura e l’artigianato della città, con numerosi stand espositivi di carciofi, prodotti ortofrutticoli ed artigianali.
Il governo nazionale ha annunciato misure di emergenza e stanziamenti – inclusi ammortizzatori sociali per agricoltori e lavoratori – e fondi significativi per messa in sicurezza del territorio, demolizioni e acquisizioni immobiliari dove necessario, con l’obiettivo di ristabilire la viabilità e sostenere il tessuto produttivo locale. La rapidità di questi interventi è valutata come cruciale, perché la filiera agricola non può attendere tempi lunghi in assenza di collegamenti stabili.





