Antonio Lo Coco della cooperativa Blu Ocean

Un settore vitale dell’economia siciliana ancora boccheggia e ci vorranno mesi per recuperare e ammortizzare le perdite di mercato subite nei mesi primaverile del blocco.

La crisi dei ristoratori e la chiusura del canale horeca ha determinato il crollo del mercato del pesce in Sicilia dell’80%. Se è vero che nella Fase 2 si registrano ricavi dimezzati per più di metà dei locali, non può uscirne indenne il mercato del pesce, che ha nell’Horeca un interlocutore fondamentale del suo business. A subire la battuta dì arresto è stata tutta la filiera del pescato, dalle marinerie ai grossisti e infine ai rivenditori.

Una testimonianza ce l’ha fornita Antonio Lo Coco, presidente dell’Unione Industriale di Confcommercio ma soprattutto dirigente della società cooperativa Blu Ocean, che nella sua evoluzione aziendale, dalla sede di Casteldaccia è diventata oggi un riferimento nazionale per il settore dell’ittico, nell’ambito del trasformato, della commercializzazione del fresco e che prima del covid-19 aveva una forza lavoro di 75 unità.

Le tre generazioni della famiglia Lo Coco

Presidente Lo Coco, in questi mesi difficili per il comparto pesca in Sicilia, la chiusura del settore horeca, è stato compensato dal traino di vendita nella grossa distribuzione?

Purtroppo no, al dramma dell’azzerramento del consumo nel settore ristorazione, a causa della chiusura, non ha corrisposto un boom di vendita nei supermercati, difatti nell’ assalto ai supermercati da parte dei consumatori, sono prevalsi comportamenti di acquisto evidentemente orientati alla scorta che hanno premiato le conserve di prodotti a lunga conservazione. Invece nel banco servito delle pecherie i consumi sono rimasti pressochè stabili. Ha influito l’aspetto psicologico, difatti i consumatori, dopo aver fatto la coda agli ingressi dei supermercati, non volevano fare ulteriori file al banco e, inoltre, volevano evitare il maggior numero di contatti possibili, sia con gli addetti al banco che con altre eventuali persone in coda e hanno preferito il surgelato piuttosto che il fresco.

La riapertura del settore ristorazione che effetti ha prodotto e quanto tempo ci vorrà per riassorbire il calo delle vendite?

Il blocco dell’horeca ha costituito un salasso, con un crollo del fatturato stimata per tutto il comparto di circa l’80%, ora si registrano importanti segnali di ripresa, ma ci vorranno mesi per riassorbire i volumi d’affari pre-pandemia. Due sono i fattori che ancora condizioneranno il mercato, la banchettistica che stenta a ripartire e il crollo dei flussi turistici dall’estero. In Sicilia sappiamo che gli eventi come matrimoni, lauree, compleanni, anniversari per il 90% dei casi prevedono menù a base di pesce e la loro drastica riduzione si è concretizzato in un crollo dei consumi. Sembra assodato che quest’anno per le note difficoltà pochi saranno gli stranieri che visiteranno la Sicilia e la loro propensione al consumo dei pesce nel canale della ristorazione è elevata e tutto questo verrà a mancare e non potrà essere compensata da una maggiore afflusso di turisti italiani che notoriamente spendono e consumano meno pesce.

Per quanto concerne gli aspetti prettamente imprenditoriali relativi alla gestione aziendale che eredità lascia la crisi di questi mesi?

Nell’interlocuzione con le istituzioni dobbiamo registare come associazione di categoria che molto spesso a fronte della promessa non si sono registrati riscontri. Abbiamo portato al tavolo nazionale la proposta del blocco delle tasse e l’annullamento dell’Irap. L’annullamento del saldo del 2% dopo che a novembre avevamo pagato, il 98% sul fatturato presunto, è ovviamente un pannicello caldo.In azienda ci siamo visti costretti a prorogare la cassa integrazione in attesa che il mercato dia concreti segnali di ripresa, includendo le unità lavorative che gestiscono con il brand “arco Azzurro e Pescherie di Porticello”, la pescheria e la ristorazione a Sanlorenzo Mercato, un progetto strategico per la nostra azienda. Il covid, comunque, ha sortito l’effetto di accellerare la realizzazione di un progetto gia in cantiere: l’e-commerce che ci sta fornendo soddisfazioni. D’altronde un imprenditore di fronte a fattori di crisi non prevedibili ha due alternative, piangersi addosso o rilanciare e rimboccarsi le maniche, noi abbiamo preferito la seconda.

La crisi cambierà gli approcci culturali rispetto al tema dell’impresa da parte della società e delle istituzioni?

Questo non lo so e ci vorrà tempo per determinarlo, ma sicuramente registro atteggiamenti che non mi piacciono e che vedono la classe imprenditoriale additata come quella che distrugge l’ambiente, sfrutta i lavoratori e non paga le tasse. Questo mi rammarica, perchè ho coscienza e consapevolezza che in questa Sicilia, terra difficile, la stragrande maggioranza degli imprenditori sono seri, responsabili e tengono atteggiamenti etici e socialmente responsabili e per pochissime unita non va criminalizzata un’intera categoria.