Si chiama Zaituna ed è un’oliva che merita di essere tutelata proprio per l’immenso patrimonio storico che porta nelle sue radici.
Il suo recente riconoscimento come Presidio Slow Food non rappresenta solo una garanzia di qualità ma un atto concreto di salvaguardia della biodiversità e della memoria rurale siciliana. Coltivata esclusivamente nel territorio siracusano tra le colline che guardano lo Ionio, la Zaituna è una cultivar autoctona rarissima, riconoscibile per la sua caratteristica forma cuoriforme e per un legame profondo con la storia del Mediterraneo.
La chiamano “siracusana” ma il suo nome deriva dall’arabo zaytūna, termine che richiama l’ulivo e testimonia le stratificazioni culturali che hanno attraversato l’isola nei secoli; secondo fonti storiche e agronomiche, potrebbe essere tra le varietà più antiche coltivate in Sicilia, presente già in epoca greca e poi valorizzata durante la dominazione araba.
Negli ultimi decenni, però, la Zaituna ha rischiato seriamente l’estinzione a causa dell’abbandono delle campagne, della sostituzione con cultivar più produttive e dei gravi incendi che tra gli anni Novanta e Duemila hanno devastato vaste aree del Siracusano, riducendo drasticamente il numero di piante superstiti. Proprio da questa fragilità nasce il nuovo Presidio Slow Food che punta a tutelare gli ulivi storici rimasti, sostenere i piccoli produttori e promuovere la produzione di un olio extravergine ottenuto in purezza da olive Zaituna.
L’olio che ne deriva è un monocultivar di grande personalità, caratterizzato da un fruttato medio-intenso, note vegetali fresche e un equilibrio netto tra amaro e piccante, con un elevato contenuto di polifenoli che ne conferma il valore qualitativo e nutrizionale.
Alcuni degli alberi ancora in produzione sono veri e propri monumenti vegetali, con tronchi imponenti e chiome che raccontano secoli di storia agricola, oggi al centro di un progetto di recupero che prevede anche la riproduzione della cultivar attraverso innesti e nuove piantumazioni.





