Antonio Cottone

In Sicilia, il settore bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie sta per ripartire presumibilmente il prossimo 18 maggio, con quale stato d’animo, attese e aspettative ?

Abbiamo sentito Antonio Cottone, responsabile della Fipe Palermo e titolare della Pizzeria “La Braciera” che in questi giorni febbrili rappresenta gli interessi della categoria nei tavoli istituzionali. La Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi è l’associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo e rappresenta e assiste bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie, discoteche, stabilimenti balneari. Per dirla in breve, la categoria degli operatori maggiormente penalizzati dalle norme di prevenzione del COVID-19. Un settore in crescita costante in Sicilia nel corso degli ultimi anni, anche nei periodi più difficili della congiuntura economica, che ha seguito l’ascesa del settore turistico ed è terminale fondamentale della filiera agroalimentare siciliana, con milioni di euro di prodotti agricoli acquistati ogni anno. Solamente per la Sicilia si stimano perdite generali pari a circa 2 miliardi di euro con 4.000 imprese che rischiano di non riaprire e migliaia di posti di lavoro in bilico.

Presidente Cottone in attesa di una possibile riapertura per il 18 maggio, qual’è lo stato d’animo degli operatori della ristorazione e dell’intrattenimento in Sicilia?

Nei primi giorni dalla chiusura si è registrata una reale disperazione di imprenditori che hanno percepito il distacco dalle Istituzioni. E’ stato difficile realizzare come mai i Pubblici Esercizi che vengono classificati dall’Inail a basso rischio, si ritrovano oggi ad riaprire per ultimi.

Paretine in plexiglass per garantire distanza sociale e sicurezza.

Comunque dopo avere elaborato il lutto per una stagione che si apriva sotto i migliori auspici e che oggi appare compromessa, le parole d’ordine sono state adattamento e contenimento. Stiamo provando a rappresentare nei tavoli istituzionali le legittime istanze e bisogni della categoria, che più di tutte sta pagando il prezzo della chiusura obbligata. Le Istituzioni stanno provando a dare risposte efficaci, ma i tempi sono eccessivamente compassati e gli operatori si trovano a fronteggiare situazioni difficili, con carenza di liquidità, che mettono in serio dubbio l’esistenza di molte piccole e medie imprese.

In queste settimane decisive per i provvedimenti che saranno presi a favore della vostra categoria, che impressione ha ricavato dalla capacità reattive delle istituzioni chiamate a tradurre in provvedimenti le vostre richieste ?

Mi sia consentita una metafora per rappresentare l’atteggiamento delle istituzioni preposte a dare risposte e sollievo alle esigenze e a volte al grido di dolore che arriva dagli operatori del settore. Le istituzioni statali, regionali e comunali ci sono apparse come un padre di famiglia che tiene i figli segregati a casa per due mesi, salvando la loro vita dai pericoli del contagio e al contempo, però, omette di fornire il vitto, limitandosi a somministrare pane e acqua. Decorsa la quarantena corre a rifocillarli, ma trova figli denutriti al limite della sopravvivenza, a dir poco adirati, che lo accolgono con queste parole “Ci siamo salvati dal coronavirus ma stiamo muorendo di fame”.

Fuor di metafora entriamo nel merito dei provvedimenti necessari per fare ripartire le attività, quello che avete ottenuto e quanto sperate vi sia concesso.

Distinguiamo i diversi livelli istituzionali, innanzitutto positive le risposte che arrivano dai Comuni in Sicilia, in ordine all’esenzione della Tari e dell’occupazione dello suolo pubblico. I sindaci stanno dimostrando sensibilità e disponibilità. In ambito regionale abbiamo assistito con favore al via libera nella finanziaria regionale, al pacchetto di norme per aiuti alle imprese a partire dai prestiti erogati fino a un massimo di 25 mila euro, con una parte a fondo perduto, intorno ai 5.000 euro, con una procedura più snella e meno farraginosa rispetto al provvedimento del Cura Italia nazionale, approntato a luglio.

Preso atto dei provvedimenti in ambito comunale e regionale sin qui esitati, quali concretamente metterebbero in sicurezza il settore consentendo di ripartire con maggior fiducia e ottimismo?

Mi pare opportuno precisare che è verosimile, soprattutto nella fase intermedia, che la gestione sarà in perdita, antieconomica, ma in ogni caso oggi appare fondamentale per gli operatori, un intervento statale che si faccia carico per un triennio degli oneri sociali. Una boccata d’ossigeno concreta, immediata e sostanziale che esonerebbe di un carico trimestrale che oggi è una zavorra per la ripresa e fornirebbe, tra l’altro, immediata liquidità utile per mantenere la forza lavoro. Seguiamo inoltre con interesse la proposta oggi sul tavolo nazionale di ristoro dalle perdite causate dalla crisi profonda che tratterà allo stesso modo artigiani, commercianti e microimprese fino a 5 milioni di fatturato: un’operazione che da sola vale 7 miliardi a fondo perduto e che ci consentirebbe di ottenere contributi per tre mesi sugli affitti, sulle bollette e un contributo a fondo perduto del 20-25 per cento sulle perdite di fatturato.

Una proposta che ritengo personalmente concreta ed efficace, è la restituzione dell’anticipazione IRPEF versata dalle aziende a novembre. Potrebbe costituire, se tornasse nelle casse delle imprese, un fondo utile per ripartire.

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia

Se le vostre richieste non trovasserro accoglienza, che iniziative vi riservate di mettere in atto come categoria ?

Provocatoriamente proporrei uno sciopero fiscale di un intero anno. E’ notorio che il bilancio dello stato si regge sulla tassazione al settore impresa e partite Iva, a quel punto sarebbe interessante capire come si provvederebbe a pagare stipendi, pensioni e i servizi essenziali. Ma speriamo che rimanga confinato solamente nel campo delle provocazioni e il buon senso alla fine prevalga, in maniera da infondere fiducia e speranza e fornire risposte convincenti a una miriade di imprese che oggi attendono in agonia.