Continua lo stato d’incertezza tra gli operatori turistici in Sicilia. È noto che il turismo giochi un ruolo chiave nella nostra economia regionale, soprattutto nella stagione estiva. Il coronavirus ha stravolto le attese e le aspettative per un’annata che si profilava come annata record in termini di presenze turistiche che di volumi d’affari per tutta la filiera turistica. Ad oggi molti operatori si dibattono sul dilemma se riaprire o meno.

Infatti, il settore turistico è caratterizzato da alti costi fissi e bassi costi variabili: aprire ha un alto costo fisso, ma nel momento in cui l’azienda apre, il costo aggiuntivo necessario per erogare il servizio a un altro cliente è relativamente contenuto. Queste aziende hanno quindi bisogno di un alto numero di clienti per fronteggiare l’alto costo fisso dovuto all’apertura. La riduzione della loro capacità massima implica quindi una ridotta capacità di coprire i costi di apertura, arrecando un profondo danno al settore e disincentivando la ripresa delle attività.

Questo timore appare ancor più fondato nelle regioni come la Sicilia in cui i turisti stranieri rappresentano un’importante fetta di ricavi. Si sta lavorando per riaprire le frontiere il 15 giugno relativamente ai paesi dell’UE, ma è indubbio che la previsione delle presenze nel trimestre primaverile 2020 sono rimaste disattese e peggiori sono le previsioni per il periodo estivo. Le misure di distanziamento sociale che le strutture di ricezione dovranno attuare, provocheranno un aumento dei costi e una riduzione della capacità massima, a questo si aggiungerà l’assenza dell’uniformità nella domanda che sarà particolarmente sentita e influirà nel conto economico. La congiunzione di questi due effetti negativi potrebbe far sì che molti esercenti considerino i ricavi di un solo mese di attività piena (e anche nel migliore dei casi a capacità ridotta) non sufficienti a giustificare i costi necessari a garantire la sicurezza sanitaria, scegliendo quindi di non riaprire.

A determinare un sollievo per gli operatori ha provveduto il Decreto “Rilancio” che tra interventi diretti e indiretti ha stanziato 4 miliardi, destinati a finanziare il bonus vacanze, crediti di imposta, fondi per il turismo, agevolazioni fiscali e maggiore flessibilità della cassa integrazione. Sicuramente un’iniezione temporanea di liquidità aiuterà le imprese a rimanere in vita, ma nel lungo termine non sarà sufficiente: in assenza di certezze sul futuro del proprio settore, molte imprese potrebbero decidere di chiudere oggi piuttosto che fallire domani.