In questi giorni o addirittura in queste ore si gioca la partita per la sopravvivenza di un intero settore produttivo. Le nuove regole previste per la riapertura di bar e ristoranti appaiono del tutto inapplicabili, ed il rischio è che la gran parte dei pubblici esercizi, a questo punto sia obbligata a chiudere per sempre. A meno che non vengano previste nuove forme di sostegno a fondo perduto per gli operatori.

Bar, ristoranti e alberghi aspettano al varco Conte sulla questione tavoli. L’ indiscrezione circolata sull’ipotesi di distanziare i tavoli di almeno 4 metri, che poi sono diventati 4 metri quadrati per cliente, e il divieto di utilizzare i condizionatore d’aria ha creato sconcerto tra i gestori e i titolari delle imprese.

La speranza è che il governo riveda le prescrizioni delle linee guida e che l’ imminente Decreto legge Rilancio, atteso nei prossimi giorni,  possa garantire finanziamenti a fondo perduto alle piccole imprese, nonché un credito di imposta per pagare gli affitti dei locali e 19 miliardi per estendere i periodi di cassa integrazione (in deroga e non).

Difatti, ridurre di un terzo la capacità di ristoranti e bar significherebbe costringere gli esercenti a lavorare in perdita, soprattutto in Sicilia dove la gran parte degli esercizi è composta da locali piccoli e piccolissimi, con una dimensione media di un ristorante di 80 metri quadrati: secondo le linee guida, una capienza sufficiente per appena 20 persone per i quali sarebbe impossibile garantire il distanziamento richiesto. La riduzione di clientela che ne deriverebbe sarebbe tale da non compensare nemmeno le spese per tenere aperta l’attività. Con la conseguenza di una debolezza strutturale delle aziende (piccole e senza patrimonio) che ora rischia di portare al fallimento o alla non riapertura di due imprese su dieci.

Dagli operatori viene rimproverato al governo nazionale di avere esitato norme rigide, quindi, e spesso anche confuse, elaborate senza la partecipazione degli imprenditori del comparto. Al danno si aggiunge poi la beffa, dal momento che l’utilizzo delle agevolazioni derivate dalla cassa integrazione, comporta automaticamente il divieto di licenziamento.

A irritare gli operatori è che nessun Paese al mondo si sia fatto prendere la mano giocando coi centimetri per stare seduti al bar o al ristorante. La Svizzera, ad esempio ha adottato la misura secca di 2 metri così come proposto dai ristoratori in 5 giorni. A questo si aggiunge il rischio che le Regioni vadano a integrazioni e con decreti in ordine sparso. Basti solo pensare al fatto che la provincia autonoma di Bolzano ha già riaperto senza fissare i 4 metri quadrati per cliente. Queste le ragioni che rendono opportuno rivedere le norme anticipate dalle indiscrezioni e che fanno capire che in questi giorni o addirittura in queste ore si gioca la partita per la sopravvivenza di un intero settore produttivo.

Per rappresentare lo stato d’animo degli operatori, in questa fase sono indicativi i dati che ci dicono (indagine Fipe su un campione di 640 imprese della ristorazione, turismo e tempo libero) che l85,5% delle attività ha chiuso del tutto, il restante 14,5% ha fatto ricorso al servizio di consegna di cibo a domicilio (delivery) e di questi, la maggioranza (80%) ha svolto il servizio di consegna in proprio, avvalendosi dei dipendenti in forza e il 92% ha dichiarato di aver registrato ripercussioni negative sulla propria attività.