Di tutti i settori economici, quello turistico, è stato sicuramente il più colpito, anzi cancellato, azzerato dal  Covid-19. Cancellato non perché chiuso, ma perché nessuno legalmente oggi può dormire fuori casa. Occorre ragionare con quale piano e qual idee riprendere.

Il turismo è il settore più aperto dell’economia, perciò dipende non solo da quello che succede da noi, ma anche da quello che succede negli altri paesi (la metà delle presenze arriva dall’estero). La ripresa non sarà automatica, perché non è dato immaginare facilmente la psiche del post-virus, visto che è la prima volta che la sperimentiamo. Tra l’altro le compagnie aeree hanno dichiarato che impiegheranno meno aerei e faranno meno voli, anche dopo l’uscita dall’epidemia, perché prevedono una caduta netta della domanda.

Economia e coronavirus

In Sicilia oggi il turismo vale un movimento di 15 milioni di presenze turistiche e l’Isola si conferma tra le regioni più prenotate d’Italia. Il settore extralberghiero (case vacanze, i bed & breakfast, le strutture non convenzionale) rappresenta quasi un milione e 200mila di presenze con un volume d’affari di 120 milioni di euro, dove negli ultimi cinque anni, il flusso di turisti, in gran parte stranieri, ha trascinato il settore , cresciuto del 50 per cento per gli arrivi e del 30 per cento per quanto riguarda i pernottamenti (circa 3,3 milioni di notti).
Il turismo si attesta ancora una volta tra i settori più trainanti dell’economia siciliana. Si osserva inoltre che nel corso dei 10 anni in esame la quota di turisti stranieri in Sicilia è cresciuta di 9,4 punti passando dal 39,9% al 49,3%. Questa classifica vede la Francia il principale paese di provenienza dei turisti ospiti negli esercizi recettivi dell’Isola:; seguono Germania, Stati UnitiRegno Unito, tra i 20 Paesi presi in esame, si registra un forte incremento dei turisti provenienti da RussiaPolonia.

Taormina – Teatro Greco

A supportare la crescita del turismo vi è il sistema aeroportuale siciliano che prima del coronavirus ha macinato numeri da record.  Si è chiuso il 2019 con Catania che ha superato ì 10 milioni di viaggiatori e Palermo ì 7 milioni classificandosi al sesto e all’ottavo posto nella classifica dei primi dieci scali italiani per volumi di traffico cosi determinata:Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Bergamo, Venezia, Napoli, Catania, Bologna, Palermo, Milano Linate (chiuso da fine luglio a fine ottobre 2019) e Roma Ciampino. Di contro, in attesa di un loro rilancio, gli scali di Trapani e di Comiso si fermano rispettivamente a 385.676 passeggeri il primo e 335.874 il secondo.

Motore di questa crescita è stata la Città di Palermo dove la crescita dei flussi e delle presenze turistiche procede ad un ritmo più che doppio rispetto a quello della Sicilia e quasi quadruplo rispetto alla media italiana. Nel 2018 a Palermo sono arrivati complessivamente oltre mezzo milione di turisti: 559.900, con un incremento del 9,6% rispetto al 2017 e del 19,3% rispetto al 2016. Un risultato frutto di un lavoro di medio-lungo termine, partito dalla candidatura Unesco e proseguito con la sempre maggiore fruibilità e vivibilità della città, unite alla sua rinnovata visibilità positiva internazionale. È indicativo come la percentuale maggiore di visitatori arrivi dall’estero: il 50,7% del totale. Un segnale certamente positivo per la città.

I sempre crescenti numeri dei turisti italiani e stranieri sono indice di nuova economia e nuovo sviluppo per la città, da difendere e rilanciare con una strategia da attuare nel dopo emergenza coronavirus.

Palermo

Da Palermo parte la proposta e la reazione degli operatori del settore, difatti la prima reazione degli operatori della filiera turistica, in Sicilia, è stata la costituzione di un Network della comunicazione tra istituzioni, filiere produttive e territori d’eccellenza (atteso da migliaia di operatori economici, del terziario e dei servizi presenti in regione), che si pone come obiettivo quello di mettere in piedi una strategia comune per rimodulare contenuti e programmi, rafforzare l’immagine della Sicilia e la sua capacità di reazione alla gravissima crisi.

Il primo Network tra pubblico e privato che guarda all’innovazione  che affronta i temi della comunicazione e dell’informazione per rilanciare quanto realizzato di positivo per l’immagine e la comunicazione di Palermo e della Sicilia in Italia e nel mondo. Tra gli obiettivi del nuovo Network vi è la rimodulazione tempestiva e coordinata del calendario delle iniziative ed eventi in tutto il territorio siciliano e avviare un confronto con i sindaci per attuare una metodologia partecipativa su base regionale .

La strategia migliore dovrebbe avere questa gerarchia, a detta degli esperti e degli operatori del settore: 1. Salvare le aziende alberghiere; 2. Ristrutturare l’offerta; 3. Rilanciare la domanda con una campagna mediatica e informativa mirata.

Le imprese hanno problemi di sopravvivenza perché hanno problemi di liquidità (pagare i dipendenti, gli affitti, le spese di manutenzione, i canoni dei mutui). per ricominciare: primum vivere! Qui la soluzione più semplice sarebbe quello di fornire a fondo perduto il 10% del fatturato dell’anno 2018 (i bilanci del 2019 non ci sono ancora) a ogni azienda alberghiera secondo quanto emerge dai bilanci e documenti tributari. Questo implicherebbe uno stanziamento di 2 miliardi, una cifra non piccola, ma neppure insostenibile, se teniamo conto che è il settore più colpito in assoluto, che tornando a lavorare avrà un effetto moltiplicatore molto espansivo, è una misura che ha la sua ragion d’essere.

Per ristrutturare l’offerta, si parte dalla considerazione che il nuovo mondo sarà cambiato e sarà più digitale, sarà più “securitario”, nel senso che la sicurezza, in tutte le sue forme, sarà importante, e si vorranno strutture ineccepibili da tutti i punti di vista. Detto in una sola parola, sarà un mondo più selettivo. Bisognerà ripresentare le strutture ricettive più competitive di prima, più digitalizzate, rinnovate e brillanti, avviando una campagna straordinaria di finanziamento per l’ammodernamento delle strutture (più digitale, adeguamento ambientale, domotica, rinnovo degli arredi). Data la crisi di liquidità e la lotta per sopravvivere del presente, quest’opera non potrà avvenire senza il contributo pubblico.

Il terzo punto riguarda la comunicazione e il rilancio della domanda. Bisogna selezionare i mercati a cui rivolgersi, perché l’epidemia è stata (ed è tuttora) anche uno tsunami emotivo e sta sconvolgendo l’idea che un paese ha dell’altro. Non sarà sufficiente puntare sul nostro meraviglioso patrimonio culturale, le nostre fantastiche spiagge o il nostro ineguagliabile cibo e shopping. Sulla comunicazione si potrebbero selezionare i target (meglio una campagna sui Millennials, colpiti più superficialmente, anche emotivamente, dall’epidemia, che sulla Silent Generation). Bisognerà pensare alla creazione di una struttura per la prenotazione digitale in grado di costituire un’alternativa allo strapotere delle varie piattaforme digitali, liberalizzare la gestione alberghiera, permettendo tutti gli adeguamenti e diversificazioni (camere, ristorante, etc.) comunque in armonia con le leggi urbanistiche; regolamentare l’offerta degli affitti brevi, facendola uscire dal sommerso.

Con lo sviluppo di questi punti, potremmo registrare un rilancio della nostra industria dell’ospitalità. Non torneremo come prima, ma migliori di prima. Bisognerà, in definitiva lavorare sul terreno più sottile dello scardinamento della paura, sulla forza tranquilla del paese e sulla totale affidabilità delle nostre strutture ricettive.