Imponente azione di argine a prtatiche illegali nel settore agroalimentare da parte della Guardia di Finanza in diverse regioni d’Italia dove sono state sequestrate oltre 105 le tonnellate di grano duro.

L’azione è stata condotta di concerto con la Società cooperativa d’interesse collettivo agricolo dei selezionatori costitutori (Sicasov).I finanzieri del Nucleo speciale beni e servizi hanno sviluppato una mirata analisi di rischio nel settore agroalimentare finalizzata a verificare il rispetto degli obblighi in materia di produzione e commercializzazione di varietà certificate di frumento duro.

I controlli che sono stati svolti hanno interessato anche i Nuclei di polizia economico finanziaria di Palermo, Caltanissetta ed Agrigento. Nel corso dei controlli, fa sapere la Guardia di Finanza, “sono emerse varie ipotesi illecite quali l’utilizzo di semi sprovvisti della prescritta certificazione, la vendita di grano delle varietà protette Antalis, Marco Aurelio, Athoris, Avispa, Lg Anubis e Tirex, senza aver assolto i relativi obblighi, la miscelazione di grano delle predette con altro di differenti varietà”.

Attività fraudolente a detta della Guardia di Finanza che ha denunciato cinque persone alle competenti Procure della Repubblica per l’ipotesi di reato prevista all’art. 517 ter del codice penale (fabbricazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale). L’operazione si inserisce nel contesto delle attività svolte da Guardia di Finanza a contrasto alle frodi ed alla contraffazione nel settore agroalimentare, a tutela della produzione nazionale.

La filiera del grano duro è strategica per l’economia nazionale. Lo è sia dal punto di vista agricolo e di salvaguardia territoriale, per l’ampia e insostituibile diffusione della coltura al Sud, e sia dell’industria agroalimentare della trasformazione, che esporta nel mondo circa 2 milioni di tonnellate di pasta, primario e apprezzato prodotto della dieta mediterranea e riconosciuta immagine del Paese.

La diminuzione delle superfici nazionali seminate a grano duro e il persistere di forti capacità produttive della trasformazione sono causa di un perdurante deficit quantitativo primario, di cui del resto soffre pericolosamente la quasi totalità dei prodotti agricoli in Italia. Da alcuni anni, infatti, la produzione nazionale di grano duro si è attestata mediamente su circa 4 milioni di tonnellate, ma anche grazie al gradimento nazionale e al crescente apprezzamento sui mercati esteri, i molini e i pastifici hanno bisogno di volumi ben superiori, pari a circa 6 milioni di tonnellate. Il tasso di auto-approvvigionamento è perciò sempre più basso (60-70% negli ultimi anni) e determina un aumento dell’import, soprattutto dal Canada.

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