Andrea Inzalaco, produttore della Cipolla Paglina

Siamo a Castrofilippo, un piccolo Comune dell’agrigentino che oggi vanta 3.000 abitanti e siamo andati a trovare i produttori della cipolla paglina, un prodotto tipico del territorio che grazie alla volontà e alla determinazione dei coltivatori si avvale della costituzione di una Comunità e di un Presidio Slow Food che prende il nome di Associazione produttori Cipolla Paglina di Castrofilippo e ha il compito precipuo di salvaguardare un piccola produzione di grande qualità .

Una comunità di coltivatori che si avvale di un’importante storia e tradizione agricola che affonda per così dire le “radici” alla fine del XVI° secolo quando il territorio dove sorgerà Castrofilippo fondata nel 1584, fu affidato, al Barone Stefano Monreale, inventore di un nuovo metodo di estrarre carbone e che godeva di amicizie molto influenti.

La Cipolla Paglia che si raccoglie da giugno a fine agosto

L’obiettivo era di aggregare gente e di riattivare la produzione del frumento che era in declino. I terreni molto fertili diedero subito risultati eccellenti in campo agricolo. Questo consentì al Barone di costruire oltre che il proprio Palazzo, una grande cisterna per l’approvvigionamento idrico. Questo aiutò lo sviluppo agricolo del comune di Castrofilippo che oggi continua ad alimentare le grandi tradizioni agricole producendo uva e pistacchi (tipologia di Raffadali) oltre che aglio e la cipolla paglina Presidio Slow Food.

La presenza d’acqua nei terreni di Castrofilippo, ha favorito la coltivazione delle cipolle e da sempre gli abitanti di Castrofilippo, nei paesi vicini, dove ancora oggi, come in passato, si recano a vendere le cipolle durante la stagione estiva, sono indicati con l’appellativo”cipuddara”. La produzione avviene sempre in modo tradizionale, tant’è che dal 1800 è cambiato poco.


Il nome di questo ecotipo è dovuto alla tunica color giallo pallido, che distingue la cipolla paglina di Castrofilippo da tutte le altre. Altre caratteristiche importanti sono la grande pezzatura dei bulbi, l’aroma gradevole e la dolcezza. L’assenza di note piccanti la rende ideale per il consumo crudo, ma nella gastronomia locale è anche ingrediente di alcune preparazioni tradizionali: la cipuddata, la ‘mpanata di cipudda, la frittata di cipuddetti.

L’impianto avviene nella maggior parte dei casi mediante il trapianto delle piantine (cipuddine) ottenute in semenzai nelle zone vicino al mare, dove il clima più mite favorisce la nascita e crescita precoce delle piantine e coferisce la  mineralità. Quando raggiungono un’altezza di 10-15 cm, sono estirpate dal semenzaio, raccolte in mazzi e preparate per il trapianto manuale che viene effettuato nei terreni intorno a Castrofilippo che si caratterizzano per una scarsa presenza di zolfo.

Cipollotti bianchi (cipuddretti) raccolti nei mesi di marzo-aprile

Proprio per queste condizioni pedoclimatiche particolari che si avvalgono di due terroir distinti, la Paglina è la cipolla più dolce che ci sia, l’unica cipolla che non fa piangere, perché la bassa acidità irrita meno gli occhi durante il taglio. La raccolta avviene in due momenti: nel mese di marzo e aprile si raccolgono i giovani cipollotti bianchi, i cipuddretti; mentre da giugno a settembre la Cipolla Paglina. La raccolta della cipolla paglina (dal colore dorato-brunastro e con un peso che va dal mezzo chilo fino anche oltre 2 kg l’una)  inizia a giugno, quando la cipolla ha le foglie ancora verdi, e continua fino alla fine di agosto, mese in cui si celebra la tradizionale sagra dedicata alla cipolla.

Questa cipolla si coltiva nel piccolo centro agrigentino sin dal 1844 come attestano alcuni documenti del catasto Borbonico; poi nel tempo alcuni hanno abbandonato la sua coltivazione, sia per la diffusa emigrazione altrove, sia per un abbandono generale dei campi. Ma nell’ultimo periodo qualcosa è cambiato e la sua coltivazione è stata ripresa grazie alla passione e alla determinazione di tre produttori: Salvatore Lo Brutto, Dario Brucculeri e Andrea Inzalaco.

La loro collaborazione ha portato alla costituzione dell’Associazione Produttori grazie all’adesione delle loro rispettive aziende che condividono un’idea comune: valorizzare, accrescere e divulgare la passione per la nostra terra e dei prodotti, in particolare la cipolla paglina.

“Far parte della grande famiglia di Slow Food, ti investe di un ruolo – dichiara Andrea Inzalaco dell’azienda Chedduci – non sei soltanto un semplice produttore, ma un garante di tutto il processo di produzione. Un processo che implica attenzione alla materia prima, al suolo, al packaging, perché buoni, giusti e puliti bisogna esserlo dall’inizio alla fine, è una grande responsabilità. Dall’anno scorso, abbiamo per così dire, rinnovato i voti nuziali, dando vita alla comunità del Presidio, di cui ora fanno parte anche i nostri familiari, che sono poi fondamentali collaboratori in ogni evento e giorno lavorativo.”