Arriva da New Delhi l’atteso parere UNESCO sulla candidatura della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità: l’Italia alza una nuova bandiera, quella della gastronomia.
È la prima volta che l’UNESCO riconosce una tradizione culinaria nella sua interezza e con questa iscrizione, l’Italia porta a 21 il numero di elementi presenti nella Lista dei patrimoni culturali immateriali, di cui 9 legati all’agroalimentare.
“Con la giornata di oggi la cucina italiana conferma il suo valore culturale, sociale e identitario, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa”, ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
La Candidatura è stata presentata nel 2020 e sostenuta fortemente da Maddalena Fossati, direttrice deLa Cucina Italiana, con l’appoggio del Ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare con il Ministro Francesco Lollobrigida, e dal Ministero della Cultura, sotto la guida del Ministro Giuli. L’Ambasciatore Liborio Stellino ha accompagnato il dossier nel percorso internazionale garantendo continuità e visione nelle interlocuzioni con l’UNESCO. Al loro fianco Casa Artusi, l’Accademia Italiana della Cucina e storici della gastronomia come Massimo Montanari, Pierluigi Petrillo oltre a esponenti del mondo del turismo enogastronomico come Roberta Garibaldi.
Il riconoscimento UNESCO rafforza l’impegno dell’Italia nella tutela, trasmissione e valorizzazione della propria cultura gastronomica: un patrimonio dinamico, condiviso e profondamente radicato nei territori. Perché, appunto, non si tratta solo di cibo ma di pratiche condivise e, addirittura, di un legame intrinseco fra gli italiani e il cibo. Non un semplice elogio a ricette tradizionali, materie prime tutelate nelle varie sigle di DOP o IGP.
Il fascicolo presenta la cucina italiana come un rapporto culturalmente unico con la tavola, che rispecchia condivisione, legami familiari, piacere sensoriale, memoria collettiva, tradizioni reiterate nel tempo e, infine, identità.
Da un estratto del dossier intitolato “La cucina italiana, tra sostenibilità e divesità bioculturale” emerge chiaramente, aldilà degli evidenti regionalismi, cosa rappresenta davvero la cucina per gli italiani: “La cucina italiana esprime un sistema relazionale strutturato e unificante che trasforma il tempo condiviso insieme a tavola a casa, nei refettori di solidarietà o scolastici, nelle feste o negli incontri cerimoniali, in uno strumento per esprimere sentimenti/sentimenti, costruire dialoghi o condividere suggerimenti. L’elemento è praticato da uomini e donne di tutte le età, senza alcun ruolo predefinito, scambiandosi suggerimenti, ricette, storie e condividendo diverse esperienze sensoriali e gustative”.
Se è vero che “siamo ciò che mangiamo” è vero anche che la cucina, per ogni italiano da Nord a Sud e da Est a Ovest, resta sempre fedele a sé stessa, non nei condimenti, nelle preparazioni o nelle ricette ma nel modo che abbiamo di rapportarci al cibo.
L’UNESCO riconosce in questo modo la rappresentatività della cucina italiana come veicolo di cultura e identità: essa “rappresenta un veicolo di trasmissione e scambio di gusti e saperi, ricordi ed emozioni, dando origine a un’eredità emozionale (“Cucina degli affetti”) che, attraverso la cucina, unisce generazioni diverse e attraversa confini locali e nazionali, coinvolgendo anche le numerose comunità migranti italiane in tutto il mondo”.





