Molti i primati e i record legati al cibo, il turismo enogastronomico si conferma il vero motore della vacanza Made in Sicily. In forte crescita il turismo legato al boom delle birre artigianali e ai prodotti dei presidi Slow Food.

La Sicilia è la regione più desiderata dai turisti italiani per il turismo enogastronomico. Subito dietro Toscana ed Emilia Romagna e nell’Isola il turismo enogastronomico è in crescita e, agli occhi di molti operatori locali, il cibo viene riconosciuto come attrattiva da sfruttare. L’enogastronomia non è associata ad una particolare stagione e potenzialmente potrebbe portare flussi turistici verso angoli della Sicilia ancora oggi poco conosciuti. In questo panorama tra le città italiane, Palermo si classifica in quinta posizione fra le aspirazioni dei turisti italiani e nel panorama della gastronomia internazionale si connota come una capitale dello street food.

Il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano” curato da Roberta Garibaldi una delle maggiori esperte di enogastronomia in Italia e docente universitaria di Tourism management, riporta che il portale SEMrush, (software utilizzato dai professionisti del marketing per pianificare le loro strategia sul web), inserisce l’aranciana/arancino tra i prime cinque topic di tendenza legati al cibo ricercati dagli utenti di Francia, Spagna, Germania, Regno Unito e Cina tra il 15 Novembre 2019 e il 15 Gennaio 2020. A questo si aggiunge che la Sicilia figura, tra l’altro, in terza posizione per numero di prenotazioni di Tour Gastronomici e Tour Enologici & Degustazione Vino sul portale TripAdvisor nell’anno 2018 e per concludere l’esperienza Tour a piedi a Palermo con assaggio di “street food” è inoltre tra le top ten dei Travelers’ Choice® Experiences di TripAdvisor per l’anno 2019.

Questi alcuni dei primati e record legati al cibo, ma in definitiva, l‘indagine sull’attrattività turistica della Sicilia ci consegna un’immagine dell’isola come destinazione prediletta soprattutto per l’appeal che suscitano i valori immateriali del suo territorio, soprattutto i suoi prodotti enogastronomici, apprezzati principalmente dagli stranieri. Il turismo enogastronomico piace e cresce con trend deciso e si conferma il vero motore della vacanza Made in Sicily , tenendo conto, tra l’altro, che la domanda di turismo enogastronomico cresce dell’11% medio annuo, cioè circa 3 volte il tasso di crescita medio della domanda turistica globale. Si tenga conto, ad esempio, che per ogni presenza aggiuntiva il turismo enogastronomico genera 119,4 euro di Pil, valore superiore a quanto generato ad esempio dal turismo culturale (105,4 euro) e da quello balneare (83,8 euro).

Il turista enogastronomico, di regola, è un turista con alto grado di cultura con grande capacità e propensione alla spesa, che cerca nell’enogastronomia un’occasione per entrare in simbiosi con la storia, la tradizione, la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi al web, sia per raccogliere informazioni sia per prenotare le singole componenti del viaggio e la promozione avverrà sempre di più attraverso i social media, sui quali i turisti enogastronomici già sono soliti condividere le loro esperienze di viaggio.

Nei prossimi anni sarà importante segmentare ulteriormente l’offerta per venire incontro alle nicchie di mercato emergenti. Ad esempio quelli legati al turismo della birra artigianale. Oggi tra MicrobirrificiBeer Firm e Brew Pub in Sicilia vi sono quasi 75 aziende. Una crescita poderosa, c’è stato un tempo, però, in cui si contavano sulle dita di una mano. Erano pochi, sconosciuti ai più, si può dire elitari. A Bagheria nel 1998 nasce la prima birra artigianale così come attesta la guida delle birre artigianali di Sicilia: la Wild Spirit Ma è nell’ultimo decennio che il settore siciliano è cresciuto anche con grandi risultati in termini di qualità, con un prodotto molto identitario: sono numerosi gli esempi di birra che riportano gli aromi dell’isola o si fondono con i prodotti più famosi. La birra artigianale in Sicilia è un settore che, come le cantine del vino, le distillerie o i distretti del food, possono muovere un turismo esperienziale in grado di creare ricchezza non solo per i principali e diretti protagonisti ma anche per l’indotto.

Altro fenomeno e segmento in crescita è quello legato al turismo Slow Food in Sicilia, testimonianza è lo straordinario successo riscontrato dai Treni Storici del Gusto, iniziativa dell’Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana, che si avvale dei treni storici della Fondazione FS e dei “Laboratori del Gusto” curati da Slow Food Sicilia che cresce di anno in anno. La ricca edizione del 2019 – partita il 27 aprile da Siracusa con il treno degli agrumi e del miele iblei e conclusa l’8 dicembre a Bagheria e Cefalù con il treno dello sfincione bianco di Bagheria e della frutta d’inverno – ha contato  52 itinerari, di cui 6 con formula weekend, con il coinvolgimento di ben 87 località dell’isola. Un viaggio slow a bordo di locomotive, automotrici e carrozze storiche attraverso la Sicilia, per conoscere e apprezzare i territori e i paesaggi e raccontare il cibo e le eccellenze enogastronomiche della Sicilia.

In Sicilia ci sono margini di crescita, ma è necessario mettere a sistema turismo, enogastronomia, ambiente e territorio, che si configura sempre di più la ricetta giusta per fare di questo comparto una vera leva di sviluppo e occupazione per una crescita economica sostenibile e duratura. Analizzando l’effetto moltiplicativo degli investimenti nella filiera siciliana del cibo emerge come 100 euro investiti nel settore agricolo generano una ricchezza aggiuntiva per ulteriori 51 euro, dei quali 15 all’interno della regione stessa e 36 nel resto del territorio italiano. C’è tanto da fare per gli operatori nel dopo coronavirus, per trasformare la crisi in un’opportunità straordinaria di crescita.