Il rilancio del settore turistico in un periodo che, oramai, si è lasciato alle spalle mesi di straziante quarantena, non è per niente promettente per molti paesi, soprattutto per la Sicilia.

La nostra amata terra, tappa obbligatoria per tantissimi viaggiatori che, almeno una volta l’anno, la inseriscono nel loro travel plan, conta quest’anno pochissimi utenti rispetto gli anni precedenti. Si tratta per lo più di numeri deludenti, cui già gli amministratori erano pronti a registrare da un po’. Si era detto infatti: “Se arriverà la metà dei turisti dello scorso anno, saremo felici”; metà che difficilmente si è raggiunta quest’anno a giudicare da alberghi e ristoranti che appaiono decisamente vuoti rispetto il 2019.

Sebbene la settimana del Ferragosto abbia apparentemente dato qualche speranza con i turisti accorsi in giro per l’Isola, le statistiche generali restano comunque disarmanti. Di certo non si può parlare di crollo del turismo, ma sicuramente ci sono stati evidenti cambiamenti nel modo di viaggiare e di spostarsi fuori dai propri confini: le scelte di molti visitatori, da una parte impazienti di godersi le ferie, dall’altra intimoriti dalla minaccia virale, sono ricadute prevalentemente su luoghi aperti in cui risultava facile mantenere il giusto distanziamento, motivo per il quale i posti più annoverati da un buon 30% sono stati la Valle dei Templi di Agrigento e il Teatro Antico di Taormina, mentre nel palermitano molte le visite al Duomo di Monreale, Palazzo Abatellis e Palazzo dei Normanni, anche se sono monumenti interni, ma troppo importanti per essere