Sembrano inappropriati i toni trionfalistici per sottolineare il recupero delle presenze turistiche nell’Isola attestate ai valori relativi al 2019 dopo l’annus horribilis del 2020 dove sono state perse oltre 8 milioni di presenze d delle circa 15 milioni di presenze nell’anno pre-covid-19- che hanno significato 4,4 miliardi in meno per il comparto turistico e l’indotto con una perdita secca del 68,8%.

Si tenga conto che il turismo – scorporato in spese per ricettività di alberghi, consumi della ristorazione e dei pubblici esercizi, shopping e introiti di agenzie di viaggio e tour operator – vale circa il 22 per cento degli 80 miliardi del Pil siciliano, dieci punti in più della media nazionale. Ci si spertica in lodi ed elogi per un’Isola che manifesta tante potenzialità venendo percepita come un Brand forte nel mercato turistico addirittura internazionale. Nei fatti ha una forte dotazione di patrimonio culturale, naturale, paesaggistico, gastronomico di un’unicità e di una bellezza straordinaria. Universalmente ci vengono riconosciute le spiagge tra le più belle del mondo, città d’arte ricche di storia, paesaggi mozzafiato, una grande cultura e tradizione enogastronomica che rende la regione più desiderata dai turisti italiani amanti del cibo, sette siti riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità conferito dall’Unesco. A questo si aggiungono 33 prodotti agroalimentari ad Indicazione Geografica registrati in Sicilia, 31 prodotti vinicoli IG. Passando alla ristorazione, la Sicilia segna 42 ristoranti d’eccellenza, con un incremento del 56% nel periodo 2017-2020.

LEGGI ANCHE: La Sicilia è la regione preferita dal turista del gusto nel 2021

Tutti elementi che rendono teoricamente la Sicilia la meta migliore per trascorrere una vacanza. Alla fine le statistiche che fanno riferimento all’anno 2019, dal momento che il 2020 non fa testo, ci inchiodano appena al decimo posto in Italia per presenze turistiche con appena il 3,5% del mercato italiano. Ci conforta appena il dato del recupero di posizioni se teniamo conto che tra il 2000 e il 2018 si è registrata in Sicilia una crescita del numero di posti letto del 60% circa, crescita più che doppia rispetto alla media nazionale.

Il teatro Antico di Taormina


Ebbene c’è poco da festeggiare perchè se tra il 2012 e il 2019 le presenza turistiche nei Paesi dell’Unione europea sono aumentate del 26 per cento nello stesso periodo, in Sicilia le “notti turistiche” sono aumentate di sole 800 mila unità, passando da 14,3 a 15,1 milioni con un incremento di uno striminzito 5,5%. Una crescita molto debole, tanto che nello stesso periodo la Puglia ci ha superato passando da 13,3 a 15,4 milioni, la Liguria ci ha raggiunto passando da 13,4 a 15,1 e lo stesso ha fatto la Sardegna, che è addirittura cresciuta di quasi il 50 per cento, facendo registrare nel 2019 15,1 milioni di presenze a fronte delle 10,8 milioni del 2012.anche il Piemonte è vicinissimo, con 14,9 milioni di presenze nel 2019 contro 12,4 del 2012.

Anche per raffrontare i dati e avere dei riferimenti, nella classifica assoluta la prima regione italiana è il Veneto, che si piazza al sesto posto con 71,2 milioni di notti (62,4 nel 2012). La seconda regione italiana in classifica è la Toscana, con 48,1 milioni di presenze (42,7 nel 2012). Tra le italiane, seguono, nell’ordine, Lombardia (40,5 milioni nel 2019), Emilia Romagna (40,4), Lazio (39,9) a seguire il Trentino, la Campania. Subito dopo, al sesto posto assoluto in Italia, c’è la provincia di Bolzano con 33,6 milioni di presenze nel 2019 e 29,4 nel 2012.

LEGGI ANCHE: Turismo: la Sicilia non può attendere, la ripresa prevista nel 2023

In ambito europeo il primato spetta alle spagnole Isole Canarie, che mantengono il primo posto crescendo nel periodo ( 2012/2019) da 87,5 a 96,1 milioni. A seguire la regione adriatica di Jadranska Hrvatska, in Croazia con 86,2 milioni di presenza, l’area di Parigi, che ora è al terzo posto con 84,7 milioni (contro i 78,1 del 2012). Dopo Parigi, Barcellona e Catalogna, che ha fatto registrare 84,1 milioni di presenze. Al quinto posto l’Andalusia con 72 milioni di presenze.

Bus turistico a Palermo, sullo sfondo il Teatro Politeama


Tra le città che registrano maggiori presenze turistiche, Palermo la prima delle siciliane si aggira solamente intorno alla 30^ posizione di Italia con 1.594.187 presenze, registrate nel 2019 con un incremento del 9,6% rispetto al 2018 (e del 18,1% rispetto al 2017), un aumento di oltre il 30% in un triennio, passando da 1 milione e 190 mila turisti nel 2016 a 1 milione e 594 mila nel 2019. Un aumento che risalta ancor di più se rapportato a quello siciliano (+10%) e nazionale (+8%). A seguire ai dati del 2018 Taormina con 1.100.00 presenze e Catania chiude il podio con poco più di 1 milione di presenze. Per un raffronto con le grandi città ( anno 2018), Roma comanda la classifica con circa 27 mln di presenze a seguire Milano e Venezia con quasi 12 mln ciascuna, Firenze 4^ con 10 mln, Torino occupa la 10^ posizione con 3.700.00 presenze e per finire Napoli con 3,2 mln al 16° posto.

La Sicilia indubbiamente ha ancora grandi margini di crescita, che speriamo si concretizzi negli anni a venire in arrivi, presenze turistiche, strutture ricettive adeguate, politiche d’accoglienza, servizi integrati, efficienza infrastrutturale, mobilità infraregionale. Occorre un cambio di passo del ruolo strategico del settore pubblico. In sintesi una programmazione regionale che si doti di una visione strategica organica, coerente, efficace e funzionale alla valorizzazione della natura complessa del brand Sicilia. Si tenga conto che ad oggi l’attuale politica turistica della Regione siciliana è divisa tra ben sei assessorati.

LEGGI ANCHE: Sicilia, obiettivo 2025, ecco i progetti per riattivare il turismo

Forse è giunto il momento che la politica regionale in previsione di un afflusso di risorse legate alla nuova programmazione dei fondi europei e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, piuttosto che trastullarsi sul recupero delle posizioni di retroguardia, guardi con decisione e determinazione a idee e progettualità chiara con una visione strategica che possa portare la Sicilia in pochi anni, quanto meno a raddoppiare le proprie presenze turistiche, con numeri e dati proporzionati alla sua potenzialità e alla percezione che di essa si ha a livello nazionale e internazionale come forte destinazione turistica.

© Riproduzione riservata