Ad essere protagonista sul National Geographic ancora la Sicilia con una sua isola denominata la “perla nera del Mediterraneo” al confine con il Nord Africa.
Il famoso magazine statunitense, specializzato nella diffusione e nello sviluppo delle conoscenze geografiche ha dedicato un suo recente articolo all’isola di Pantelleria, un luogo in cui l’Europa incontra l’Africa. Più vicina alla Tunisia che alla Sicilia, si legge nell’articolo, quest’isola vulcanica, conosciuta come la “perla nera del Mediterraneo” per le sue scogliere inchiostrate, è stata da sempre un luogo multiculturale grazie alla sua posizione strategica. Colonizzata da Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Arabi, Normanni e Spagnoli, prima di entrare a far parte dell’Italia, la cultura di Pantelleria è stratificata come i suoi strati vulcanici.
Qui vi è una forte influenza africana, infatti, ancora oggi il dialetto è un mix tra siciliano e arabo. I nomi dei quartieri come Khamma, Gadir e Bukkuram sono chiaramente arabi così come le case tradizionali di Pantelleria, il dammuso con il tetto a cupola bianca, portato dal Nord Africa. L’isola è anche conosciuta per le sue acque termali, infatti, sopra l’antico insediamento di Sibà, si cammina lungo terrazze di pietra a secco e oltrepassando prati fioriti fino a una scogliera, dove il vapore sgorga da una fessura nella roccia, si arriva alla Grotta di Benikulà, dove i vapori emergono dalla montagna nella piccola grotta, creando qualcosa come un hammam riscaldato da un vulcano.
Tra i prodotti tipici dell’isola il cappero, a cui è stato dedicato un museo, il vino Zibibbo di Pantelleria e il vino da dessert Passito ottenuti dal vitigno a bacca bianca Moscato d’Alessandria, che si pensa abbia origine dall’Egitto o dalla Tunisia. Gli isolani hanno guadagnato lo status di patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO per il modo in cui piantano le viti: basse, in terra scavata, per proteggerli dai venti che sferzano l’isola.





