Nel pieno della crisi legata alla seconda ondata della pandemia, con la chiusura forzata, gli incassi più che dimezzati, l’assenza di clienti, gli investimenti effettuati per mettere in sicurezza i locali, l’ingiunzione di pagamento per intero della tassa sui rifiuti appare uno schiaffo alla categoria. La scelta dei tempi è assurda e contradditoria rispetto a quanto stabilito dalla normativa nazionale relativa a riscossioni e ingiunzioni di pagamento, misure sospensive che hanno puntato e puntano ad alleviare i commercianti nel periodo della ripartenza

Il grido d’allarme è unanime anche perché invece di sostenere chi fa impresa, garantendo l’occupazione e fornendo servizi essenziali, con un tempismo che definire atroce, risulta un eufemismo, si preferisce gettare nella disperazione quanti provano a salvare la propria impresa da un evento straordinario che sta mettendo in ginocchio un comparto come quello della ristorazione.

Oggi, secondo i dati della Cgia di Mestre, 4 microimprese su 10 rischia la chiusura e  il fallimento a causa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria. Teniamo conto che il fallimento del settore della ristorazione si trascinerebbe dietro un’intera filiera produttiva, provocando il collasso del sistema economico nazionale.

Emblematico appare  il caso Palermo dove i ristoratori si sono visti recapitati i bollettini dello stesso importo del 2019, come se nulla fosse successo. Ci chiediamo cosa vale la giustificazione addotta dagli uffici comunali che – in attesa del contributo atteso dalla Regione siciliana, che tarda ad arrivare, per far fronte alla crisi finanziaria del Comune – richiede per il momento l’intera cifra salvo successivamente riconoscere il conguaglio, una volta incassato le provvidenze regionali (27 milioni – il fondo perequativo per compensare i comuni siciliani della diminuzione di fiscalità locale per le categorie produttive –  che consentiranno una sforbiciata della Tari di oltre il 50 per cento per 40.502 attività commerciali, artigianali e industriali). Immaginiamo lo stato d’animo esasperato degli operatori che tra l’altro, tra il primo lockdown e la situazione attuale, hanno ridotto in maniera significativa la produzione di rifiuti e si trovano obbligati a pagare le tasse, anche perché se non si è in regola non si può fruire di alcuna agevolazione, a partire dalla cassa integrazione per i dipendenti.

Antonio Cottone

Abbiamo sentito l’opinione di Antonio Cottone, titolare della nota Pizzeria“La Braciera” e soprattutto Presidente della FIPE  (Federazione Italiana Pubblici Esercizi Palermo).

“Questa vicenda paradossale è un ulteriore dimostrazione dell’impazzimento e dell’irrazionalità del sistema, perché in barba ai tanti tavoli di concertazione tra associazioni di categoria, operatori di settore ed istituzioni, con impegni presi e cifre stanziate, alla fine le burocrazie e i procedimenti amministrativi appaiono entità estranee al sistema.

Attendiamo in ogni caso che vengano rispettati gli impegni assunti dal Sindaco Orlando di garantire una moratoria rispetto alla data del 2 dicembre, in attesa che la Regione accrediti il fondo perequativo previsto, in maniera da garantire il pagamento della TARI con la scontistica garantita dal contributo regionale.  Il timore è che – chiosa Antonio Cottone – la pazienza e la tolleranza di chi giornalmente si deve reiventare per salvare la propria attività e salvaguardare il capitale umano rappresentato dai propri collaboratori, siano agli sgoccioli e che molti di essi decidano di tirare i remi in barca, con gravi danni al settore occupazionale e alla tenuta del sistema in generale”.