L’accoglienza delle cantine deve puntare al turismo green, al trekking nelle vigne, a degustazioni en plain air, ai weekend.

Ce lo dice Donatella Cinelli Colombini, proprietaria del Casato Prime Donne a Montalcino, dove produce Brunello, e della Fattoria del Colle a Trequanda, con cantina di Chianti e complesso agrituristico. Oltre a fare vino buonissimo la signora Donatella è una delle maggiori esperte del turismo del vino, nel 1993 ha creato Cantine Aperte, il maggior evento che celebra questo tipo di turismo; ha pubblicato sull’argomento ben 3 libri, insomma chi meglio di lei può indicare la strada per rilanciare il settore.

“Il lockdown e quello che ne è seguito possono rappresentare un’occasione per ripensare il modo di fare turismo del vino, più organizzato e meno last minute. Ma certamente non meno emozionante. Il settore enoturistico appare come uno dei più colpiti (84%), con gran parte delle cantine (77%) che ha già messo in conto di dover compiere enormi sforzi per rientrare in carreggiata.

Questa la mia ricetta: più sport all’aria aperta, più panorami e meno botti nella wine hospitality. I wine lovers si dovranno abituare a prenotare la visita nelle aziende di produzione ma, probabilmente, ne troveranno molte di più aperte nei week end e all’ora di pranzo.

La proposta di un turismo alterativo e diretto a luoghi verdi, poco affollati, dove praticare sport all’aria aperta dovrebbe costituire il nocciolo di un’alleanza fra istituzioni e imprese, capace di innescare la ripartenza dei viaggi in Italia

Fino a poco tempo fa, le denominazioni top avevano un’attenzione soprattutto da parte di turisti provenienti dall’estero; oggi diventa necessario riorganizzare completamente e velocemente i sistemi di prevenzione, i percorsi di visita, gli assaggi ed i punti vendita. Dovrà essere garantita l’apertura nei giorni festivi e in coincidenza con il pranzo, rinunciando all’orario “impiegatizio” che ha finora caratterizzato l’apertura delle cantine.

Questo sforzo organizzativo ed economico potrebbe, con il sostegno istituzionale, calamitare visitatori al punto da rianimare l’economia dei territori interni del nostro Paese. Allo scopo quindi, servirà un impegno concreto da parte degli Enti Pubblici, ai quali verrebbe demandato di mettere in campo la comunicazione sui social,  sulle radio e televisioni pubbliche, oltre ad una riorganizzazione del sito Italia.it ed il raggiungimento di accordi con i grandi providers del turismo on line come Expedia, Google, TripAdvisor, affinché promuovano l’enogastronomia come attrattiva di viaggio“.

Ma cosa troveranno i winelovers nelle aziende del vino in questo scenario post Covid, è tutto in divenire. Donatella Cinelli Colombini enuncia i principali elementi che dovranno caratterizzare questa fase, premettendo che – almeno per un periodo – la visita fra botti e tini sarà pressoché impossibile“È dovere dei titolari salvaguardare la salute di visitatori e dipendenti, quindi le aree per il turismo e la produzione enologica dovranno essere rigorosamente separate. Questo anche perché l’igienizzazione delle cantine è difficile senza usare il cloro che attaccherebbe al vino il pestilenziali odori” . Gli ambienti sotterranei o raffreddati con impianti a ricircolo d’aria, devono essere riservati solo al sonno del vino.

Tuttavia le possibilità di vivere una esperienza rigenerativa in mezzo alla natura, dopo i lunghi mesi di lockdown, si riveleranno più che interessanti in ogni parte d’Italia, basta consultare il sito del Movimento Turismo del Vino per trovare molte delle più organizzate e prenotare la visita o addirittura il soggiorno.

“È auspicabile – continua Donatella Cinelli Colombini – che l’emergenza coronavirus e la prospettiva di riattivare la vendita diretta, spinga molte cantine ad arricchire la propria proposta turistica con trekking nei vigneti, picnic, degustazioni all’aperto, safari fotografici, pranzetti a base di salumi e formaggi tipici magari di fronte a un bellissimo panorama

Da parte sua il turista wine lover dovrà abituarsi a prenotare la visita; l’accesso nelle aziende agricole verrà infatti contingentato per impedire affollamenti e dunque chi non vuole fare lunghe attese fuori dai cancelli dovrà prendere l’abitudine di prenotare anticipatamente ogni tappa del proprio viaggio. Nessun problema invece per lo shopping in cantina: il vino, per la sua componente alcolica e per la presenza di resveratrolo, è assolutamente esente da coronavirus. E sull’imballaggio, non sopravvive che poche ore; per essere tranquilli sarà sufficiente “tenerlo in quarantena” un giorno prima di toccarlo senza precauzioni.
www.movimentoturismovino.it