L’asino pantesco ritorna sull’Isola di Pantelleria. Si attua così l’accordo tra la Regione Sicilia – assessorato all’Agricoltura, Dipartimento Sviluppo rurale –  e il Parco nazionale Isola di Pantelleria, stipulato nell’aprile scorso che punta al ripopolamento di questa specie autoctona dopo che sono trascorsi trentasei anni dopo la morte dell’ultimo esemplare.

Il primo atto è stato l’arrivo al Parco nazionale di Pantelleria di 3 femmine che sono giunte nei scorsi giorni che dovranno ambientarsi. Il monitoraggio nella prima fase attenzionerà la capacità di adattamento nelle campagne di Pantelleria con l’obiettivo di inserirlo successivamente nelle attività rurale dell’isola. Lo step successivo nei mesi a seguire prevede l’arrivo del maschio e da lì inizierà concretamente la sfida per il ripopolamento.

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Scorcio di un paesaggio pantesco

L’Isola si riapproprierà così di un simbolo della tradizione pantesca che si unisce  alla vite ad alberello, dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco e frutto di un’agricoltura peraltro eroica dove gli agricoltori fanno i conti con le condizioni climatiche difficili e a volte proibitive, a causa del caldo vento di scirocco, ai giardini panteschi, simbolo di un modello di agricoltura sostenibile dove si coltivano agrumi creando un microclima artificiale che consente, anche in assenza di irrigazione, di completare il ciclo vitale della pianta e per ultimo alla pianta del cappero, altro elemento di forte connotazione identitaria dell’agricoltura pantesca è  che necessita di condizioni climatiche favorevoli, come il caldo e l’insolazione diretta di Pantelleria che, insieme al terreno di origine vulcanica, rendono l’isola il territorio ideale per il suo sviluppo.

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Il ripopolamento ha un obiettivo chiaro contribuire al rilancio turismo sostenibile nell’isola e nello specifico dell’attività escursionistica anche puntando sulla destagionalizzazione. Soccorre la buona pratica dell’utilizzo nelle isole greche dove le escursioni in groppa all’asino sono diventate un vero e proprio opportunità lavorativa. Altra prospettiva è l’utilizzo nelle fattorie didattiche per progetti di carattere formativo, tenendo conto anche del carattere mite dell’asino pantesco. 

Sono asini alti da 124 a 140 centimetri, dotati di grande resistenza alle condizioni di estremo disagio, compresa la mancanza d’acqua, e dall’andatura veloce peraltro adatti alle condizioni impervie dei percorsi dell’isola. L’asino pantesco o di Pantelleria è una razza antichissima, conosciuta in Sicilia già nel I secolo avanti Cristo. Nata nella più grande isola delle Pelagie, è il risultato dell’incrocio tra l’asino selvatico africano (Equus africanus) e quello siciliano, in particolare ragusano. Un tempo, quasi tutte le case pantesche avevano una stalla per l’asino, “che grazie al suo carattere mite e docile diventava a tutti gli effetti un membro della famiglia.

Ma l’azione della Regione siciliana volta alla diffusione dell’asino pantesco prevede anche una “manifestazione di interesse” per cedere in comodato d’uso diciotto esemplari: tredici maschi e cinque femmine. A poterne chiedere l’affidamento sono soggetti pubblici (comuni, Unione dei comuni, Liberi consorzi, città metropolitane, istituti, enti di ricerca, aziende speciali silvopastorali); privati (aziende agricole, zootecniche e agrituristiche che utilizzano animali a scopo didattico, onoterapico e socio-ricreativo o impegnate nella tutela e salvaguardia delle razze autoctone, nella promozione e riproduzione); enti del Terzo settore senza fini di lucro (che svolgono attività di utilità sociale, didattica, turistica e allevamento).

L’esperimento compiuto a Pantelleria per ridare una nuova rifunzionalizzazione all’asino ci riporta alla mente l’utilizzo ecologico da parte del Comune di Castelbuono di sei asine di razza ragusana che a partire dal 2007 giravano per i quartieri del centro storico, accompagnate da un operatore, raccogliendo i rifiuti porta a porta. Una modalità di raccolta differenziata che aveva ragioni di sostenibilità ambientale, economica e sociale dal momento che gli asini non inquinano rispetto all’auto compattatore, hanno un costo di gestione più contenuto e tra l’altro le persone che si occupavano della raccolta della spazzatura vivevano un disagio sociale o dovevano essere reinserite nella società.

Un meritato elogio per questo animale che per secoli ha svolto un ruolo economico importante in Sicilia e che messo ai margini dai processi di modernizzazione del XX° secolo, oggi ritorna a far parte del contesto ambientale e sociale delle nostre comunità in cerca di nuovi ruoli e funzioni in un sistema economico volto alla sostenibilità.