Oltre venti mesi di attesa in cui le bottiglie si affinano sui lieviti. Fare lo spumante è una scelta, investirci è una valutazione coraggiosa. Soprattutto sull’Etna. 

E così si potrebbe riassumere la scelta di Graziano Nicosia oggi alla guida con il fratello Francesco e il padre Carmelo della omonima storica cantina etnea. La famiglia Nicosia ha deciso di triplicare entro il 2023 la produzione di spumanti etnei e porre accanto al Sosta Tre Santi da uve di Carricante, un blanc de blancs autoctono, e al Sosta Tre Santi Etna Doc prodotto unicamente da uve di Nerello mascalese – il blanc de noir dei noantri – un rosato prodotto da uve di Mascalese in purezza (già nel mercato entro fine anno), e il Sosta Tre Santi sessanta mesi con produzione continuativa. Quest’ultimo è stato conosciuto in uscita spot per festeggiare nel 2018 il centoventesimo anniversario di fondazione di Cantine Nicosia e ha riscosso un grande apprezzamento del pubblico. 

Protagonista dell’immaginario glamour, uno dei maggiori simboli di lifestyle, lo spumante è una visione romantica di felicità. È considerato il vino della festa, utile ai brindisi e ad accogliere i compensali. Da usare anche a tutto pasto per riscoprire nella bollicina quella divertente briosità.

Spumanti con caratteristiche organolettiche assolutamente differenti generate da una parte dal vitigno di produzione e dall’altra dalla permanenza sui lieviti. Se nel Carricante – prodotto con almeno 24 mesi di sosta sui lieviti – colpisce la ginestra al naso e la mineralità al palato che si unisce al tagliente ingresso in bocca, nel Nerello l’evoluzione e la complessità che grazie alla sosta sui lieviti – almeno 20 per il rosato, 36 per il Brut e il 60 mesi lo dice da se – e l’evoluzione di chi pazienta a lasciare affinarlo in bottiglia dopo la sboccatura.

La produzione degli spumanti sull’Etna inizia con la vendemmia nel 1870 quando il Barone Spitaleri da uve di pinot nero cominciò a produrre lo Spumante dell’Etna. C’è storia.

L’Etna è un vulcano, il vulcano attivo più alto d’Europa dove la produzione di uve ricopre tutto l’areale etneo – conetti vulcanici compresi – con altitudine che va dai trecento metri sul livello del mare e supera i mille. Escursioni termiche e microclimi, terreni diversi, esposizioni differenti: zone particolarmente vocate alla produzione di uve da destinare allo spumante.

Un unicum che a prescindere dal vitigno ‘marchia’ con le caratteristiche uniche che il Vulcano riesce a conferire. Una storia ancora tutta da scrivere che promette di avere la Cantina Nicosia come protagosta.