Sussurri senza grida, voci soffuse, indiscrezioni sotterranee, pettegolezzi aumma aumma, segreti che non sembrano tali, ma voi, cari nostri quattro lettori, tenetevelo per voi e non contribuite a spargere quanto vi confidiamo: sembrerebbe che almeno un paio di nuove stelle michelin giungeranno a Palermo e provincia.

Vox populi vox dei, ma a questo punto le voci diventano “di panza”, l’omertà di atavica tradizione sicula prende il sopravvento e le bocche miracolosamente si cuciono, chi sparge indiscrezioni tace improvvisamente.

Ma noi siamo curiosi, vogliamo immaginare, ragionando, quali ristoranti possano essere insigniti da cotanto onore.

Cominciamo dall’unico stellato attuale di Palermo e dintorni: I Pupi di Bagheria. Tony Lo Coco ai fornelli e la moglie Laura in sala da anni meriterebbero una seconda stella per la loro professionalità, per la cucina estrosa ma abbarbicata alla sicilianità e per tutto il resto. Glielo auguriamo di cuore.

Passiamo ai possibili nuovi stellati e cominciamo dal capoluogo. Il nostro pensiero, chiaramente non vangelico, considera i seguenti, scusandoci fin da ora se ci siamo dimenticati di qualcuno, ma i nostri lettori potrebbero suggerircelo:

Gagini. Il ristorante gourmet di Franco Virga e Stefania Milano da anni aspira, a ragione, all’ambito riconoscimento. Addirittura qualche malalingua, a cui non crediamo, afferma che proprio la mancanza del riconoscimento sia stata una delle cause dell’avvicendarsi degli chef, ultimo Mauricio Zillo. D’altra parte il motto della maison è “Mai smettere di sognare”.

Charleston. A Mondello in una lussuosa villa è il ristorante con più storia d’eccellenza, nel lontano passato già è stato insignito di stelle. Oggi Mariella Glorioso, la proprietaria, e Santino Corso, il giovane chef di talento, si sforzano, a buon diritto, di riemergere. Inspiegabilmente un po’ tutte le guide lo snobbano, e sinceramente non ne comprendiamo le ragioni. Ma vi assicuriamo che la stella la meriterebbe tutta.

Mec. Di fronte la Cattedrale in un palazzo storico, lo chef è bravo e collaudato, per anni Carmelo Trentacosti è stato l’executive di Villa Igiea, dove però la stella non è arrivata. Magari ora è l’occasione buona.

Osteria dei Vespri. Altro riferimento all’alta cucina che rivede la Sicilia gastronomica. Per tutto, compreso l’arredamento rustico da osteria, i fratelli Rizzo: Alberto, chef, e Andrea, maitre potrebbero aspirare, con merito, all’insigne simbolo.

L’Ottava Nota. È il minuscolo ritrovo di Vladi Farina che sa interpretare una cucina di estro fatta con prodotti di eccellenza. Potrebbe essere una lieta novità.

Palazzo Branciforte. Lo chef è bravo, di lunga esperienza, la location è buona. L’unico punto a sfavore che spesso si adagia su eventi che di gourmet o di classe non hanno molto.

Passiamo alla provincia:

Terrazza Costantino. A Sclafani Bagni, minuscolo borgo ove si arriva non agevolmente. L’arredamento non è dei migliori ma la bravura dello chef-patron Giuseppe Costantino non si discute. Inoltre i prezzi sono veramente d’affezione. Potrebbe essere la sorpresa, ma non tanto, della Guida Rossa.

Secondo Tempo. A Termini Imerese Salvo Campagna, giovanissimo, fa una cucina che merita di essere apprezzata, niente voli pindarici, ma piatti studiati con cura e studio.

Cortile Pepe. Elegante location di Toti Fiduccia che negli ultimi anni troppo spesso però ha cambiato cuoco. Ora c’è Gioacchino Gaglio che come si dice in Toscana “quattru fila si mancia” cioè conosce bene il suo lavoro di chef moderno.

Ripetiamo: ci scuseranno alcuni che ci siamo dimenticati magari perché non ci siamo stati. Ma questo è solo un gioco, anche se un gioco che potrebbe diventare lieta realtà.