Sambuca di Sicilia, borgo più bello d’Italia 2016, meno nota con l’antico nome di Zabut, impostole dall’emiro musulmano che conquistò l’antico casale di Sambucina, è conosciuta per un tradizionale dolce, arrivato fino ai giorni nostri, con l’arcaico appellativo di “Minni di virgini”, seni di vergini.

Questa ghiottoneria è la massima espressione della fantasia dolciaria di queste terre di feudi, i cui retaggi culturali e una morale cattolica, non hanno mai varcato determinati steccati dell’impudicizia. L’invenzione di questo mirabile dolce si deve a una spiritosa suora, alla quale va dato il giusto riconoscimento, attraverso l’iscrizione dell’accattivante pasta nel “registro dei brevetti”.

Enrico Pendola è uno dei pochi pasticceri sambucesi, insieme ai due suoi collaboratori, Calogero Calcagno e Alessandro Contorno, che realizzano questi soavi dolci con sacralità e dovizia certosina. Con una meticolosità predispongono gli ingredienti, ma soprattutto, ne curano le forme e le dimensioni. Scherzosamente, cosa che Enrico può permettersi per il suo carattere estroso e intelligente, dice che è capace di creare minni di taglie differenti, e che le sue creature hanno tutte una fonte d’ispirazione. Prima, seconda, terza, quarta…, insomma, taglie di tutte le misure, e comunque, paste di una bontà unica, capace di inebriare anche i più reclini ai sapori delle luccumarie (lucumonie) siciliane.

La sua pasticceria rispecchia interamente le sue “sublime creature”, tanto da sembrare non un comune laboratorio artigiano, bensì, una sorta di sala operatoria.

La parte più difficile del lavoro è la modellatura della “minna”. Con abilità e senso artistico, la pasta, è rigirata tra le mani cercando di farle assumere la forma del seno, operazione non certo facile. Alla fine si definisce il capezzolo che è la parte più complicata del dolce, che deve essere proporzionato e marcatamente ben evidenziato. L’ultima “palpeggiata” e “ i Minni di virgini” sono pronte, non resta altro che farle rassodare attraverso l’infornatura. 

Come si preparano i Minni di virgini?

Tempo di esecuzione: 2 ore e 30 minuti

Ingredienti:

  • Per la pasta: Farina400 g di farina doppio zero, in passato si usava la farina di grano di Maiorca, zucchero 150 gr. di zucchero, 150 gr. di strutto, latte, uovo, vaniglia.
  • Per il ripieno: crema di latte, zuccata, scaglie di  cioccolato fondente, essenza di fiori di garofano e cannella.
  • Per la glassa: zucchero a velo, succo di limone, acqua.
  • Decorazione:  “diavolina”, palline colorate.   

Preparazione della pasta:

  • Setacciate la farina ed amalgamatela con lo strutto, quindi, disponetela a conca e aggiungete lo zucchero, l’uovo, la vaniglia ed il latte necessario.
  • Create un impasto omogeneo e consistente e avvolgetelo in una pellicola lasciandolo riposare per circa due ore.
  • In seguito, stendete la pasta a sfoglie di circa 5 mm di spessore e ricavate dei dischetti di circa 10 cm di diametro; ponete la pasta negli stampini a coppetta e riempite la cavità con la crema di latte, mentre nella parte superiore porrete la zuccata mista alle scaglie di cioccolato. Sovrapponete i dischetti, in precedenza preparati, e sigillate bene i bordi, quindi, poneteli in una teglia da forno. Spennellate la superficie con albume, leggermente battuto, e infornate a 200 °C per circa 20 minuti.
  • Sciogliete lo zucchero a velo con succo di limone e un po’ d’ acqua; con una frusta miscelate il composto fino ad ottenere una crema liscia e abbastanza densa. Spennellate le paste già fredde con la glassa e decorate con una pioggia di diavolina. Prima di servire fateli asciugare.