Ben 41 le opere d’arte italiana del’900 provenienti dalla collezione Alberto Della Ragione esposte per la prima volta in Sicilia fino al 9 gennaio all’Antiquarium di Centuripe, in provincia di Enna.
Frutto dalla collaborazione tra il comune di Centuripe e il Museo Novecento di Firenze, il progetto espositivo rende fruibile al grande pubblico una selezione delle 240 opere donate dall’ingegnere Alberto Della Ragione al comune di Firenze nel 1970, all’indomani della violenta alluvione che colpì la città nel 1966.In mostra, tra gli altri, capolavori di Renato Guttuso, Emilio Vedova, Mario Mafai e Filippo De Pisis.
Con il suo gesto, il mecenate rispondeva all’appello lanciato dallo storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti, la cui volontà era quella di istituire un museo internazionale di arte contemporanea, come risarcimento simbolico ai danni subiti dal patrimonio storico-artistico fiorentino. Nella raccolta dell’ingegnere-collezionista, orientata verso i generi più tradizionali come la natura morta, il ritratto, il paesaggio, il nudo femminile, emergono i temi cari alla storia dell’arte moderna ai quali pittori e scultori aderivano offrendo provocatorie interpretazioni figurative senza mai travalicare i confini visivi collaudati nelle epoche precedenti.
Curato da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, il percorso espositivo mette in evidenza come all’interno dell’importante lascito sia possibile far dialogare tra loro capolavori di correnti diverse. Dal movimento artistico dei “valori plastici” – al quale aderirono, tra gli altri, Morandi Carrà e De Chirico – al “secondo futurismo” fino al “realismo magico”, la collezione Alberto Della Ragione si distingue per varietà e qualità delle opere che ne fanno parte. Grande risalto assumono poi le opere dei maestri della “scuola romana” e di “corrente” con cui il collezionista instaurò non solo rapporti di tipo professionale ma anche veri e propri legami di amicizia, in particolare con Birolli e Guttuso.
Fra le tele in scena all’Antiquarum segnaliamo il “Massacro” di Renato Guttuso, immagine guida della mostra che rappresenta una scena di violenza compiuta durante la Seconda Guerra Mondiale, e “Crocifissione” di Emilio della Vedova, un piccolo dipinto carico di tensione eseguito nel 1942 quando l’artista veneziano si dedica a un libero esercizio di rilettura delle grandi tele del Tintoretto. Non manca “Il tennista” di Enrico Prampolini che testimonia il contatto del pittore con il movimento europeo d’avanguardia “abstraction-creation”. É realizzato sotto l’influenza del critico d’arte Edoardo Persico, invece, il “Miracolo di San Zeno” di Renato Birolli, contraddistinto da una dimensione visionaria e fantastica.





