Si sta giocando una partita importante sui destini e le prospettive del sistema aeroportuale siciliano. Tanti gli interessi in ballo e i soggetti interessati, pubblici e privati. Indubbiamente a trarre indubbi benefici dalla possibile modifica degli assetti della proprietà e della gestione degli aeroporti siciliani vi è il comparto turistico.
Vi è infatti una chiara correlazione tra lo sviluppo della rete aeroportuale e i flussi turistici soprattutto per la Sicilia che paga lo scotto dell’insularità come zavorra per una regione ad alta vocazione turistica.
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Vediamo di cosa stiamo parlando affidandoci ai numeri comparando la Sicilia con competitor territoriali europei con caratteristiche similari. La Sicilia con una proiezione di dati che riportano i flussi turistici del 2022 al dato prepandemico del 2019 a circa 15 milioni di presenze per 5 milioni di turisti, tenendo conto che la permanenza media è di 3,2 giorni, si posiziona in Italia al decimo posto tra le regioni in termini di flussi turistici.
COMPARAZIONE AEROPORTI ISOLE DEL MEDITERRANEO
Ma se è vero che i sei aeroporti siciliani (Palermo, Trapani, Catania, Comiso, Lampedusa e Pantelleria) oggi fanno registrare 20 milioni di passeggeri, questi dati impallidiscono rispetto a quelli di altri competitor, primo tra tutti Palma de Maiorca. Con un’isola di 440.000 abitanti l’aeroporto di Son Sant Joan è stato capace di intercettare 32 milioni di passeggeri in un anno. Sempre in Spagna, gli aeroporti di Gran Canaria, Tenerife e Lanzarote (Isole Canarie con 2,1 mln di abitanti)) sono in grado di intercettare altri 30 milioni di passeggeri l’anno con flussi turistici che sono cresciuti nel periodo ( 2012/2019) da 87,5 a 96,1 milioni.

Una realtà prossima alla nostra come l’aeroporto di Malta (isola 80 volte più piccola della Sicilia con 300.000 abitanti) gestisce ogni anno circa 6 milioni di passeggeri. I dati devono tenere conto dei residenti che utilizzano il trasporto aereo per vacanza, studio lavoro e salute, e della permanenza media dei turisti che mediamente è di 3 giorni, come abbiamo visto per la Sicilia. Da questi dati si intuisce il grande potenziale di crescita del turismo in Sicilia a condizione che il sistema aeroportuale sia potenziato con investimenti notevoli in aggiunta ad opere infrastrutturali che colleghi gli scali regionali alla rete ferroviaria e autostradale.
La polemica recente sul caro-voli che ha visto l’intervento del presidente della regione Schifani e un intenso dibattito tra i soggetti istituzionali e imprenditoriali dell’Isola, da il segno e la misura di come l’argomento sia fortemente d’attualità e strategico per le sorti dello sviluppo economico della Sicilia.
LA PRIVATIZZAZIONE DEGLI SCALI SICILIANI
Tra gli argomenti e le soluzioni proposte quella della privatizzazione risulta la più concreta e per certi versi divisiva. I sei scali siciliani di Palermo, Catania, Trapani, Comiso, Pantelleria e Lampedusa, che hanno in comune una specificità: sono tutti interamente in mano pubblica al contrario dei principali aeroporti d’Italia e di buona parte del mondo che sono gestiti da privati. I privati potrebbero apportare investimenti e managerialità, elementi funzionali alla massimizzazione dei processi gestionali. Questo è il pensiero prevalente dei massimi esponenti della politica regionale che spingono per la privatizzazione nella logica del rispetto della trasparenza. Si sono pronunciati per questa soluzione Renato Schifani, presidente della Regione e Roberto Lagalla, sindaco del Comune Palermo che è tra i maggiori azionisti della GESAP, società di gestione dell’aeroporto Falcone- Bordsellino. Ma non tutti la pensano alla stessa maniera, in primis i sindacati che temono la svendita di un patrimonio collettivo che genera utili che vengono suddivisi ai soci istituzionali delle società di gestione.
LA CREAZIONE DI UNA COMPAGNIA AEREA SICILIANA E L’ESPERIENZA DI AIR SICILIA E WIND JET
Altro argomento che tiene banco è la creazione di una compagnia aerea siciliana a partecipazione pubblica e privata, così come la proposta lanciata dal Codacons a tutela degli interessi dei cittadini costretti viaggiare per motivi di studio, lavoro e salute, alle prese molto spesso con tariffe aeree frutto, non di rado, di accordi di cartello tra le compagnie aeree. Va comunque tenuto conto che negli ultimi decenni si è cercato più volte di dotare l’Isola di una compagnia, infatti dal 1994 a oggi di compagnie siciliane ne sono state fondate due, Air Sicilia e Wind Jet, ma entrambe sono state costrette a chiudere.
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Fondata nel 1994 proprio dall’imprenditore Crispino, Air Sicilia proponeva agli utenti voli diretti da Palermo e Catania per Vienna, Milano e Lampedusa. Riuscì a proporre tratte per Bari, Malta, Tunisi e Roma, oltre che una serie di voli charter con destinazione Grecia, Germania e Francia. Nel 2001, l’azienda fu costretta a sospendere le attività, e nel 2003 venne dichiarato il fallimento. Nello stesso anno l’imprenditore partecipò alla fondazione di Wind Jet, compagnia aerea a basso costo fondata a Catania da Antonino Pulvirenti. Con la sua flotta di aeromobili Airbus A318 e A319, Wind Jet ha servito oltre 30 destinazioni in tutta Europa. Anche questo progetto si concluse nel 2012, con la sospensione dei voli e in seguito il fallimento.
Un altro elemento che pesa sulla competitività del sistema aeroportuale siciliano è l’addizionale comunale che grava sui diritti d’imbarco dei passeggeri per un importo di 6,50 euro per tratta. Un’addizionale che non esiste in nessun altro Paese in Europa e che sviluppa un gettito di 60 milioni l’anno.
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CONCLUSIONI
Da questa breve analisi si evince il ruolo strategico del sistema aeroportuale regionale per lo sviluppo dell’economia siciliana e dell‘indifferibilità dell’assunzione di scelte utili e necessarie a ottimizzare le potenzialità degli scali siciliani. Storicamente è il momento opportuno per rilanciare la rete aeroportuale al fine di incrementare le rotte internazionali, incentivando le compagnie aeree a scegliere le mete siciliane e rendendole competitive in temini di costi. Il miglioramento dellla rete infrastrutturale ferroviaria e stradale, grazie agli investimenti e ai cantieri aperti in Sicilia, sicuramente consentirà nei prossimi anni di collegare gli scali siciliani alle più mportanti mete turistiche, contribuendo a colmare il gap che impedisce alla regione di competere alla pari le altre mete turistiche in Italia ed in Europa.





