Dopo una vendemmia di grande qualità, forse tra le più importanti degli ultimi 10 anni, abbiamo deciso di parlare di nuove tendenze dei vini siciliani con l’enologo agrigentino Tonino Guzzo, uno dei più rinomati enologi italiani.

Dove sta andando l’enologia siciliana, quali innovazioni e tendenze?

Andiamo, dove ci porta la corrente dell’acqua, speriamo sia una strada giusta. Oggi siamo in una condizione diversa rispetto a molti anni fa e ritengo che abbiamo molte più prospettive. Penso ci siano fattori positivi per la maggior parte delle situazioni, chiaramente abbiamo ancora qualcosa da sistemare. In Italia ci sono delle Doc orizzontali, invece in Francia le Doc hanno una formazione verticale, ovvero nella stessa denominazione ci sono diversi livelli qualitativi, penso sia un’idea da considerare per valorizzare al meglio i nostri territori.

Nel futuro su quali tipologie puntare: bianchi, rossi, spumanti?

La Sicilia ha un’antichissima storia di coltivazione di uva a bacca bianca, ad esempio il catarratto rappresentava il 90% della viticultura della provincia più vitata, cioè Trapani, e il 65% di tutta la viticultura siciliana, questo vitigno copriva quasi tutta la Sicilia. Poi sono cresciuti i vini rossi. La tendenza ai bianchi sta tornando, prima il mercato estero si era orientato sui vini rossi, oggi le indicazioni di vendita e di richieste stanno aumentando sui bianchi, sui rosè e soprattutto sugli spumanti, tutte le aziende siciliane ormai producono bollicine, chi con metodo classico e chi con metodo martinotti italiano, con ottimi risultati e di grande qualità.

Nelle guide sbanca l’Etna, successo meritato o moda?

L’Etna è un territorio che per lungo tempo è stato dimenticato dal mondo dell’enologia e della viticultura italiana. Oggi qualcuno definisce l’Etna come la Borgogna del mediterraneo, per me è riduttivo, se parliamo dell’eleganza dei vini e della loro longevità potrei concordare ma riguardo al paesaggio dell’Etna per me non ha eguali al mondo, sicuramente è uno dei territori più belli a livello ambientale ed enologico. Quindi, per me è un successo meritato.

Invece il Nero d’Avola è stato sottovalutato, mentre nei concorsi in genere è il più premiato, Cosa pensi?

Il Nero d’Avola è un vino che ci invidiano tutti, in questo momento un po’ sottovalutato, ma è un vitigno molto eclettico che si presta a diversi processi di vinificazione, c’è chi lo vinifica in bianco o in rosè con ottimi risultati ma la sua natura vera rimane per la realizzazioni di grandi vini rossi. Bisogna tornare a crederci per promuoverne il vero valore. E’ un vitigno che come impostazione mi ricorda i vini della Valle del Rodano soprattutto della parte alta dove si coltiva il Syrah, io ci ritrovo molte somiglianze con quelle impostazioni, infatti questo è il motivo del successo nei mercati internazionali e del giudizio positivo che gli viene attribuito quando è giudicato alla cieca.

Punteresti per il futuro su Grillo o Catarratto, Perricone o Frappato?

Sono quattro ottimi vitigni, ognuno di loro ha dei potenziali importanti. Grillo e Catarratto, sono due vitigni simili, il Grillo è figlio del Catarratto, penso che siano i due vini a bacca bianca che stanno dando grandissimi risultati in Sicilia, sia come basi spumanti sia come vini freschi, anche se hanno un’ottima longevità nel tempo. Il Catarratto farà grande strada man mano che viene più conosciuto agronomicamente e in cantina. Il Perricone e il Frappato sono due vitigni molto diversi, uno va su note terrose e più fruttate, invece l’altro privilegia le note floreali ma sono vini che hanno molta personalità, una grande piacevolezza e sono ben distinguibili, pertanto queste caratteristiche che sono ricercate dal mercato ne determinano il successo anche nei concorsi internazionali dove prendono un alto punteggio.